LA SOSTA – La Preside non vuole il parroco a benedire i locali della scuola. Purtroppo ha ragione. Chi crede nello Stato laico come valore non può protestare

(FONTE: corriere.it) – di Anna Campaniello –

E’ triste dirlo, ma la Dirigente Scolastica ha ragione. Un conto sono le tradizioni, altro gli atti di culto, come può essere una benedizione. Il problema allora dov’é? Che non si possono avere due piedi in una scarpa. Chi ha voluto e parla positivamente di Stato laico queste conseguenze dovrebbe accettarle. Infatti, chi crede nella laicità dello Stato come valore e vuole il parroco a benedire la scuola del quartiere, cade nel peggiore “clericalismo”. Un tempo, quando c’era maggiore serietà, si professava la Regalità Sociale di Cristo e allora era più che giusto invitare il Parroco a benedire la scuola. Noi che crediamo in questo possiamo desiderarlo, altri no. (Il Cammino dei Tre Sentieri) 

Il parroco è benvenuto, ma non durante l’orario scolastico. Prima ancora della pubblicazione di una circolare ufficiale, l’indicazione della dirigente delle scuole di Barzanò per le benedizioni natalizie è diventata un caso tra i genitori, in gran parte contrari all’idea di vietare la presenza del sacerdote durante le lezioni. La polemica è sfociata in una discussione in consiglio d’istituto.

Roberta Rizzini è la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di Barzanò: asilo, quattro elementari e medie anche di Barzago e Sirtori. Non immaginava che la benedizione natalizia potesse diventare un caso. «La scuola ha altri problemi, non credevo che mi sarei trovata a discutere di questo — dice —. Non ho neppure fatto una circolare. Semplicemente, durante le varie riunioni con i genitori, ho fatto sapere che l’eventuale ingresso del sacerdote poteva essere programmato prima dell’inizio della lezione oppure al termine. Non parliamo di una tradizione ma di un atto di culto vero e proprio, come tale non previsto in orario scolastico».

A molti genitori però l’idea di relegare il sacerdote ai margini non è piaciuta. «Non so esattamente come sia nata la polemica — dice la dirigente —. Visto che l’argomento fa discutere comunque, abbiamo deciso di parlarne nell’ambito di una riunione del consiglio di istituto che era già convocata per una variazione del bilancio. Mi sembra giusto ascoltare le diverse posizioni».

La dirigente però è convinta che la benedizione debba avvenire al di fuori dell’orario scolastico. «Non rientra nelle tradizioni — afferma Roberta Rizzini —. Nulla in contrario se parliamo del presepe, dei canti natalizi, della festa o dello spettacolo. Sono previsti nei nostri plessi, nel massimo rispetto delle sensibilità di tutti. La benedizione invece è un atto di culto. Non ho detto di non farla, ho cercato di mediare tra le diverse esigenze. So che per molte famiglie è importante e per questo ho pensato di far venire il sacerdote al di fuori delle lezioni. Sarei la prima ad essere presente».

Alcuni genitori avevano già preso contatti con le parrocchie. «Per qualche plesso so che c’erano già accordi con i sacerdoti per la benedizione prima o dopo le lezioni — continua la responsabile dell’istituto —. A questo punto però sono pronta a parlarne in consiglio d’istituto e ad ascoltare le diverse posizioni, la discussione è legittima anche se per quanto mi riguarda ho detto quello che è previsto dalle normative. Gli atti di culto non sono previsti».

Come le scuole, anche le parrocchie a Barzanò sono unificate in una comunità pastorale, che comprende anche Cremella e Sirtori. Per il parroco, don Renato Cameroni, è il primo Natale alla guida di questa realtà e vorrebbe evitare qualsiasi polemica. «La decisione non spetta a me — ripete —. Con la scuola non ho ancora avuto alcun contatto ufficiale e aspetto quindi di sapere quale sarà la scelta dei responsabili dell’istituto». La cosa certa è che il parroco, se sarà invitato, andrà a scuola. «Sono disponibile, ci mancherebbe altro, è il mio mestiere — dice don Renato —. Ma in questo caso non conta il mio parere. La decisione è della scuola ed è bene che le scelte siano prese anche con i genitori, che non sono tappezzeria quando si parla dei loro figli. Resto a disposizione, quello che deciderà la scuola farò, sono l’ultimo che deve parlare in questa situazione».


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