LA SOSTA – Anche il modo di giocare di un calciatore può dire qualcosa sulla bellezza dell’identità di un popolo

Fiorentina' s Supporters shows a banner with Former Fiorentina's player Giancarlo Antognoni during the soccer match Acf Fiorentina vs Juventus at artemio Franchi stadium in Floence ,Italy, 15 January 2016 ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Prima della partita Fiorentina-Juventus i tifosi viola della Curva Fiesole hanno creato una coreografia fatta dalla scritta “Unico 10” con una gigantografia di Giancarlo Antognoni, la famosa mezz’ala della Fiorentina degli anni ’70-’80. Il tutto per approvare l’entrata di Antognoni nella dirigenza della squadra viola.

La notizia di per sé non è importante ai fini di ciò che si prefigge Il Cammino dei Tre Sentieri.

E’ pur vero però che lo sport rientra nel campo educativo, tant’è che alcuni santi, i quali hanno operato in tempi recenti e a contatto con i ragazzi, non hanno trascurato questo ambito, che molte volte può essere determinante per una crescita integrale.

Ma non è nemmeno questo ciò che ci ha mosso ad evidenziare questa notizia.

Siamo convinti che ogni cosa ha un valore simbolico. Anche uno sport. Così come può averlo anche un modo di giocare a calcio. Può sembrare strano, ma è così.

Il calciatore Antognoni è stato un fuoriclasse, ma un po’ particolare. Nel senso che non è stato un fuoriclasse non “fuoriclasse”, ovvero non è stato uno come Maradona, Pelé, Platini, Di Stefano, e tanti altri di livello stratosferico.

E’ stato un fuoriclasse di eleganza calcistica, caratteristica che non contraddistingue autenticamente tutti i fuoriclasse.

Antognoni, nel suo repertorio, non aveva i numeri dei calciatori precedentemente citati, ma aveva un modo di essere in campo molto più elegante di costoro, che pure erano più fuoriclasse di lui.

Il calcio di Antognoni era un calcio che ben simboleggia la particolarità e la vocazione dell’Italia, concentrato di bellezza, armonia ed eleganza, senza però nessun eccesso.

Vi offriamo un breve capitolo tratto da Il catechismo del pallone di Corrado Gnerre, edito da Mimep Docete. Libro che uscì nel 2014, con prefazione di Giovanni Trapattoni.

Tre campioni per le tre proprietà trascendentali dell’essere

L’essere per eccellenza è la verità e la verità è Dio. Ma Dio non solo è la massima verità, ma è anche la massima bontà e la massima bellezza. Ecco perché la buona filosofia, naturale e cristiana, afferma che l’essere ha tre proprietà proprie (trascendentali) che sono appunto: il vero, il buono e il bello. Dio non è solo vero, è anche buono e bello. Dio non è solo buono, è anche vero e bello. Dio non è solo bello, è anche vero e buono.

Traduciamo il tutto calcisticamente e facciamo degli esempi.

La bellezza: Antognoni

Ve lo dico subito a chiare lettere …e mi assumo tutte le responsabilità di una simile affermazione; ma sono ovviamente disposto a dimostrarlo. Il calciatore più elegante della storia del calcio è stato finora (poi vedremo cosa ci riserverà il futuro): Giancarlo Antognoni (classe 1954). Attenzione, non ho detto “più forte”, né “più spettacolare”, né “più talentuoso”, ma “più elegante”.

Inviterei coloro che non lo hanno mai visto giocare, ma anche coloro che lo hanno visto giocare e con il passar degli anni lo hanno dimenticato, di andare su youtube a vedere qualche filmato e rendersi conto se ciò che dirò adesso è vero o meno. Giancarlo Antognoni aveva un’eleganza intrinseca datagli dalla sua corporatura, ma soprattutto dalla sua falcata. Correva con la testa in alto senza vedere mai il pallone. Un po’ alla Capello, ma, a differenza del centrocampista juventino, il suo muoversi in campo era molto più armonioso.

Per molti la data 8 ottobre del 1977 non dice nulla, eppure sentite qua: si giocò quel giorno un’amichevole contro la Germania Ovest, a Berlino. Gli Azzurri furono sconfitti 2 a 1 e di fatto surclassati da Rummenigge e compagni. Antognoni non solo segnò il gol per l’Italia, ma nello sfacelo azzurro giocò in maniera straordinaria. I quotidiani tedeschi parlarono di una stella che brillava e quella stella era proprio Giancarlo Antognoni.

Antognoni non eccelse in estro e in spettacolarità pura. Non era mancino, ma tutto destro. Non batteva le punizioni a giro o a “foglia morta”: il suo tiro era invece potentissimo, sempre teso e lineare. Insomma, la vera eleganza, che non è eccentricità ma armonia delle forme, che è sublimazione e non stravolgimento dell’ordine naturale.

Dunque, Antognoni calciatore più elegante della storia del calcio. D’altronde non poteva essere che così, cioè non poteva essere che un italiano. Il Belpaese è infatti la culla dell’arte e della bellezza. L’Italia possiede il più grande patrimonio artistico e culturale di tutto il mondo, costituito da più di 3400 musei, 2100 parchi archeologici e 43 siti Unesco. L’Italia è unica anche come bellezze paesaggistiche: trovatemi un’altra nazione che ha tanto splendide bellezze marine quanto collinari e perfino di alta montagna. Insomma, se i fatti si leggono con quell’intelligenza che permette di andare oltre il “qui e ora”, non è difficile capire che la Provvidenza vuole che l’Italia esprima una vocazione proprio nel segno della bellezza e dell’eleganza. Non a caso Dostoevskji disse: Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo; l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano di essere i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e le presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale.

Ebbene, a mio parere proprio l’Italia ha dato finora il calciatore più elegante. Ed è indicativo anche un altro dato, che cioè Antognoni sia nato in Umbria e abbia giocato a Firenze senza mai voler andar via dalla Città dell’Arno. L’Umbria e la Toscana sono le culle dell’arte. E Firenze è la culla delle culle, la città dell’arte e della poesia: Dante!

Accanto agli Uffizi fatevi una camminata allo Stadio Comunale (oggi “Artemio Franchi”) … attenzione però: quello degli anni ’70 e degli inizi anni ‘80, allorquando la pittura di Piero della Francesca su un campo verde la pennellava un giocatore in viola con il numero 10.

 Insomma, siamo d’accordo con la Curva Fiesole: Antognoni “unico 10”!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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