LA SOSTA – Il ministro Orlando alla scuola di Rousseau

Il ministro Orlando, nella sua relazione al Parlamento, ha detto che la giustizia italiana sta migliorando. Tra i dati vi è anche la diminuzione di 10000 unita’ della popolazione carceraria rispetto al 2013.

Soffermiamoci su questo dato.

La matematica non é un’opinione. I numeri sono numeri.

I reati sono diminuiti della stessa percentuale? Non ci sembra.

E allora ciò significa che ci sono tanti criminali fuori, per le strade e liberi di fare ciò che vogliono.

Altro che giustizia che funziona!

Ma il problema qual è? Lo ha detto stesso il ministro in un’intervista rilasciata ad unita.tv: «La nostra idea è che occorra usare il carcere laddove strettamente necessario e non come strumento di propaganda ideologica. Però al tempo stesso occorre pensare e realizzare un ordinamento penitenziario che abbia caratteristiche completamente diverse. Dire carcere e basta non è sufficiente a garantire la sicurezza, anzi rischia persino di essere controproducente». 

Cosa vuole dire il ministro parlando del carcere come “strumento di propaganda ideologica”? Vuole accusare quella che è la visione tradizionale secondo cui chi sbaglia deve “pagare”, non solo nella legittima riabilitazione, ma anche in una necessaria afflizione.

Orlando, però, non si accorge che la deformazione ideologica non è tanto in chi afferma la necessità della pena carceraria, quanto in chi si fa l’illusione che questa possa sparire. E’ l’ideologia, ormai datata, di un certo progressismo antropologico che prende le mosse da Rousseau: l’uomo è sempre buono, ciò che lo guasta è la società, per cui è sulla società che bisogna intervenire non sull’uomo; è la società che va “punita”, non l’uomo.

Anni fa per radio veniva trasmessa una simpatica pubblicità. Ad un certo punto si ascoltava una voce allarmata che diceva: “Attenzione, arriva il lupo cattivo!” E poi si sentiva quella del lupo che commentava: “Cattivo io? E’ che ho avuto un’infanzia difficile!” 

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