LA SOSTA – La cocaina tra i ragazzi di liceo: dall’ “invocazione” all’ “utilizzazione”

Richard Neville, negli anni del ’68, inneggiava alle sostanze stupefacenti perché “capaci di sgusciare dalla camicia di forza della logica aristotelica.”

E infatti è così: la droga aliena dalla realtà. Ma quale? Quella che non si vuole accettare, quella che riconduce al proprio limite e ai propri esistenziali bisogni.

Oggi, farisaicamente, ci stupiamo e ci scandalizziamo che la droga sia così diffusa.

L’adnkronos ci dice (clicca qui) che nel programma di Michele Santoro del 2 febbraio verrà trasmesso un  documentario dove si farà vedere come i ragazzi, in un liceo romano, anche dinanzi ai professori, si passano cocaina e quant’altro come se fosse la cosa più normale.

Ormai da tempo il Ministero dell’Interno riconosce che è così grande la richiesta di cocaina, che sarebbe quasi impossibile arginarne il mercato.

Diffusione enorme  in tutte le fasce sociali. Si parla di giovani, di adulti e perfino di anziani. Si parla di disoccupati, di operai, di camionisti, ma anche di artisti, di politici e di professionisti. Si parla anche di chirurghi che prima di operare utilizzerebbero la cocaina per ottenere la concentrazione adatta.

Cari pellegrini, un grande santo come Alfonso Maria de’ Liguori amava dire: “Chi prega si salva, chi non prega si danna.”

Il Santo intendeva dire che solo chi prega può conquistare il Paradiso. Ma questo significato primo ne sottende altri (secondi ma non secondari). Per esempio, sottende il fatto che senza la sapienza dell’invocazione l’uomo smarrisce la comprensione di se stesso e della sua solitudine, cioè del fatto che può sentirsi “solo” dentro ogni avversità. Invocare significa anche “chiamare dentro”: non solamente “chiamare”, ma chiamare affinché colui che viene chiamato possa fare qualcosa in qualcosa: in un problema o in una situazione. Dunque, invoca chi fa esperienza della solitudine, della solitudine in un problema: Come faccio da solo ad affrontare questo problema? Chi me ne darà la forza?

Cari pellegrini, l’assurdità del nostro tempo è nell’aver censurato il bisogno della compagnia (si crede di potercela fare da sé) per sostituire all’invocazione l’utilizzazione. Tanto nell’invocazione quanto nell’utilizzazione l’uomo cerca di risolvere il suo problema. Se però l’invocazione nasce dal desiderio di colmare una solitudine; l’utilizzazione invece implica la presunzione secondo cui non serve un altro, ma solo un qualcosa per poter risolvere, da solo, il problema.

L’invocazione sottende un rapporto interpersonale (s’invoca soprattutto una persona) e quindi sottende una sorta di abbraccio; l’utilizzazione sottende invece un rapporto strumentale e quindi una sorta di possesso: il possesso di uno strumento e basta.

La persona s’invoca, l’oggetto si utilizza.

Il paradosso attuale dov’è?

E’ nel fatto che l’uomo contemporaneo, per non umiliarsi, ha rinunciato ad invocare; e ha deciso, per possedere, di utilizzare. Ne è scaturito che, rinunciando ad invocare, l’uomo (per possedere e per non allontanarsi dall’illusione di poter bastare a se stesso) ha perduto proprio se stesso, autodistruggendosi. La forza non è più da ottenere nell’invocazione (la preghiera), ma nell’utilizzazione (per esempio la droga).

La droga è sempre esistita, è però divenuta sociologicamente diffusa a causa di cattivi maestri, ma anche perché ha trovato un terreno fertile su cui attecchire. Il terreno fertile sta proprio in un uomo a cui è stato insegnato ad utilizzare e non ad invocare, a cui è stato insegnato che può farcela da sé: che avrebbe bisogno solo di qualcosa e poi tutto si risolverà.

La soluzione?

Fermo restando l’importanza di utilizzare ogni mezzo per arginare e penalizzare il fenomeno, va proclamata la Verità sui tetti. Bisogna conquistare le anime a Dio. Bisogna entusiasmare alla bellezza della verità cristiana. Il Cristianesimo è, infatti, l’unica religione che davvero riesce a colmare ogni solitudine.

Il Dio cristiano è talmente disposto ad amare la sua creatura, da aver dato tutto se stesso … fino al punto di farsi addirittura mangiare. Altro che droga!

Solo il Cristianesimo offre la centralità della tenerezza materna nella dimensione esistenziale. Il Dio cristiano dona l’Immacolata, Colei che permette di affondare tutte le angosce nella dolcissima tenerezza di una madre. Non è un caso che i santi amassero e amino dire: “Gesù e Maria, voi siete l’unica ragione della vita mia!”

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

 


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