L’inganno della ricerca della fama

di Pierfrancesco Nardini per il C3S

“O quanto velocemente passa la gloria del mondo!” (De imitatione Christi)

Ci sono persone che rincorrono disperatamente la visibilità agli occhi degli altri, del mondo, che rincorrono la fama.

Senza riuscire ad ottenerla si sentono come vuoti, come se non avessero fatto nulla di buono e di importante nella vita.

Addirittura un commissario di polizia americano nei primi decenni del 1900 raccontava che alcuni giovani, dopo l’arresto, chiedevano il giornale per vedersi sulle prime pagine assieme ai divi dello sport e dello spettacolo.

A questo arriva a volte la mente umana.

Entriamo però nel ragionamento con un paio di domande. Si fa qualcosa di importante nella propria vita solo se è una cosa pubblica, nota, che ci dà fama? E quanto la fama realmente può “riempire” la vita di un uomo?

Il Vocabolario Treccani così definisce la parola “importanza”: “il fatto d’importare a qualcuno, di stargli a cuore, di costituire per lui oggetto di grande o notevole interesse” e “riferito a persona, anche autorità, credito, influenza, valore”.

Sono definizioni che non hanno come condicio sine qua la notorietà, la conoscenza pubblica. Si è certamente importanti per qualcuno (per quanto poi dipenda da noi e dalla nostra capacità di relazionarci con gli altri) anche se si è la persona meno conosciuta al mondo.

Si diventa una persona di valore, autorevole, influente in base a come ci si comporta non in base alla propria fama.

Si fa, insomma, qualcosa di importante, si lascia il segno vivendo la propria vita con i valori, rispettando i nostri doveri di stato, soprattutto vivendo secondo la Legge di Dio. Non si deve necessariamente aver inventato qualcosa di decisivo per l’umanità o essere il più grande di tutti i tempi nel proprio campo.

Le persone famose d’altronde sono come noi, la loro fama non aumenta l’eventuale importanza di quel che fanno.

Viene in mente il film Notting Hill e la risposta di Anna Scott (Julia Roberts) a William Thacker (Hugh Grant) che manifesta preoccupazione per la troppa fama di lei: “…la faccenda della fama non è una cosa reale … sono una semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo e gli sta chiedendo di amarla“.

La “faccenda della fama“, insomma, è sopravvalutata. Soprattutto è anche pericolosa.

Si esagera? No, se si pensa che un cattolico non deve puntare alle cose di questo mondo, ma alla vita eterna.

Sopravvalutare la fama significa correre il rischio di crearsi degli idoli e di “ricevere la ricompensa” (Matteo 6, 2) qui sulla Terra per poi piangere per l’eternità.

La gloria terrena si disperde nel nulla. Scrive Shakespeare nell’Enrico VI, Atto I, Scena II: “La gloria è simile ad un cerchio nell’acqua che non smette mai di allargarsi, fino a che, causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde nel nulla.”

Preghiamo Maria Santissima affinché il nostro cuore e la nostra mente possano mantenersi fissi su Gesù e sulla vera ricchezza.

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