SOSTA – Perché Keplero parlava della musica come “eco” di Dio?

Lo sappiamo: c’è musica e musica. Meglio: c’è musica e qualcos’altro. La musica, come tutte le manifestazioni artistiche, ha subìto una sorta di degenerazione, perché tutte queste manifestazioni risentono inevitabilmente dello spirito dei tempi. E’ quello che è accaduto nelle arti figurative. Un tempo si produceva la bellezza. Oggi non più. E così un tempo si produceva anche musica bella, armoniosa, oggi invece si produce tutt’altra cosa.

D’altronde nell’ambito di quel processo rivoluzionario, cioè sovversivo, che ha caratterizzato la modernità, si annovera anche la cosiddetta rivoluzione musicale che è stata funzionale all’intenzione di istintivizzare sempre più l’uomo. Di bestializzarlo. Si pensi a quanto questa rivoluzione musicale sia stata importante per il movimento del ’68.

Ma torniamo alla musica vera, cioè a quella musica che scaturiva da tempi più seri.

Ebbene, il famoso astronomo (che tra l’altro era anche teorico musicale) Giovanni Keplero (1571-1630) considerava la musica come l’eco del movimento delle sfere celesti create da Dio, che lui definiva Geometra e Musico supremo.

Keplero era protestante, ma in questo, vivendo in tempi più seri dei nostri, dice una cosa verissima. La musica, con il suo ordine, con la sua melodia, con la sua armonia, è il riflesso di ciò che Dio ha inserito nella creazione. E Dio ha -appunto- inserito nella creazione l’ordine e l’armonia. Perché Dio è “geometra”, cioè è ordinatore. E’ logos.

Il creato non è chaos, ma kosmos. E dinanzi a questo ordine dobbiamo inchinarci. Ma non solo: dobbiamo anche “ascoltare” la sinfonia divina. Non si può giustificare alcuna volontaria sordità.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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