Processo a mafia capitale. Ma perché si discute tanto (troppo!) sulla componente mafiosa? Ve lo diciamo noi

Ieri è uscita la sentenza riguardo la cosiddetta “mafia capitale”. Venti anni ad uno, diciannove ad un altro. Qualche politico ha avuto altri anni, ecc…

Ma tutta la questione, mediaticamente e non solo, dove si è concentrata? Sul fatto che il Tribunale ha escluso la componente mafiosa.

La 7 addirittura ci ha fatto una lunga trasmissione, dove il dibattito si è appunto incentrato sul fatto se effettivamente l’apoteosi della corruzione, del malaffare, dei loschi interessi tra criminalità e politica che ha avuto come teatro la città di Roma avesse avuto o meno una caratteristica mafiosa, cioè si fosse servita o meno di metodi tipicamente mafiosi.

Ora, non discutiamo che sul piano puramente processuale questo possa avere un certo interesse e un certo significato, e quindi un aggravante, ciò che invece ci sembra significativo è che questo elemento e questa questione siano divenuti così importanti, per non dire importantissimi ai fini della gravità di ciò che è stato commesso.

Sapete questo perché?

Ve lo diciamo subito e con molta semplicità, fermo restando che si tratta di questioni che chi se si volessero approfondire meriterebbero di tutt’altra e più specifica trattazione. Ma ai più basta sapere questo. E cioè che ormai da tempo alla Giurisprudenza non interessa più che in un processo si scopra la verità dei fatti, quanto che si si rispettino certe forme e certe caratteristiche procedurali. Insomma, non è tanto importante che il processo scopra la verità, quanto che sia proceduralmente corretto.

Questo in linea con il positivismo giuridico, che afferma che non c’è altra legge se non quella positiva (cioè posta dallo Stato), e che quindi l’unica legge è quella scritta: non c’è altra legge che la legge dello Stato! Il che vuol dire che ciò che conta è solo la conformità a tale legge. Il positivismo giuridico non riconosce un diritto naturale che preceda la legge positiva e che la giudichi, nel senso che una legge dello Stato non possa mai entrare in contraddizione con la legge naturale. No, il positivismo giuridico questo lo rifiuta categoricamente. Anzi, si è costruito negando questo.

Ebbene, se il positivismo giuridico afferma che bisogna conformarsi alla legge positiva, ma non necessariamente alla legge giusta, non ci si deve meravigliare se in un processo a far da protagonista non è più la questione se è stato commesso il reato e quindi punire i colpevoli  sempre e comunque e con lo stesso rigore, bensì come esso sia stato commesso. Quasi come se la modalità possa sempre cambiare la verità delle cose.

Già!… la verità delle cose… il problema è (ed è qui la spiegazione di tutto) che filosoficamente il positivismo giuridico nasce dalla convinzione tipicamente post-moderna che non esiste la Verità.

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