Secondo la Verità Cattolica come giudicare il pensiero di Karl Jaspers?

1.Secondo Karl Jaspers (1883-1969) la filosofia deve chiarire l’esistenza, la quale sarebbe sempre situata in un preciso momento storico e in un determinato luogo. Si tratta ovviamente di una chiara impostazione esistenzialista.

2.Per Jaspers la filosofia deve inoltre comprendere il mondo come “totalità”, cioè come unione di soggetto ed oggetto. Ciò perché non può esserci realtà oggettiva totalmente al di fuori del soggetto che la conosce. Insomma, ciò che l’uomo conosce è sempre una sintesi della realtà e del suo pensiero.

3.Da qui si capisce come Jaspers sia convinto che la vera realtà sia l’esistenza (che è appunto la totalità di soggetto ed oggetto), Mentre l’essere è invece un concetto astratto.

4.Secondo Jaspers solo la filosofia può operare questa comprensione, le scienze non possono farlo perché riducono la realtà a schemi quantitativi.

5.Perché situata, per Jaspers ogni esistenza è legata alla possibilità di scelta. Dunque, l’esistenza è contrassegnata dalla libertà.

6.Jaspers individua però un paradosso della libertà: l’uomo deve scegliere, ma poi viene inevitabilmente scelto dalla situazione storica.

7.Per Jaspers c’è anche un paradosso del dialogo. Se è vero che l’esistenza individuale si fa reale solo nel dialogo con gli altri, è pur vero che tale dialogo diviene impossibile perché ogni esistenza è di fatto chiusa nella situazione.

8.Con questi presupposti, Jaspers è costretto ad affermare che la verità sarebbe tanto unica quanto molteplice. La verità  è unica perchè coincide con l’esistenza individuale, molteplice perché sarebbe in tutti i punti di vista e nelle esistenze. Se il mondo è “totalità”, la verità è “totalità aperta”.

9.Per Jaspers, l’esistenza è però destinata allo scacco, che si manifesta nel dolore, nella lotta e nella morte. E’ comunque uno scacco positivo, perché fa capire all’uomo di essere finito. Da questo finito, l’uomo ha l’opportunità di aprirsi al trascendente.

10.Ma il Dio di Jaspers non è conoscibile nella logica del reale. E’ un Dio che si offre come “cifra” e come “simbolo”. Cifra: la precarietà fa cogliere per contrapposizione il trascendente. Simbolo: cioè bisogno di trovare un Significato per la vita. Dunque è un Dio secondo il metodo della teologia negativa. E’ più ciò che non si può dire di Dio, piuttosto di ciò che si può dire.

11.Concludendo, Jaspers definisce la realtà come “scrittura cifrata”. Scrive: “(…) l’essere come trascendenza sembra che si apra, ma appena pare visibile si dilegua. Se tento di afferrarlo resto con il nulla. Ma questa abissalità, vuota per l’intelletto, ha la possibilità di riempirsi per l’esistenza“.

12.Come giudicare il pensiero di Jaspers?

  • Si tratta di un pensiero che fa bene capire come la riduzione dell’essenza alla dimensione esistenziale ha ripercussioni sul piano della libertà, del dialogo e della teologia.
  • La libertà diviene un paradosso.
  • Il dialogo diviene un paradosso.
  • Dio diventa un vago, molto vago, orizzonte.

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