SELEZIONE CATTOLICA: Lo “snob” Vecchioni sale in cattedra: “Il popolo arraffa quel che può”… per la serie: il popolo deve votare come esigono gli intellettuali (italia)

FONTE: ilgiornale.it

di Sergio Rame

 

“Anche il popolo è diventato populista”. Roberto Vecchioni sale in cattedra e, in una intervista all’Huffington Post, fa la morale agli italiani: “Il popolo non ha più afflati, né slanci d’idealismo.

Ognuno pensa ai suoi interessi personali. Prende e arraffa quel che può. E va dietro al primo che gli capita: imbonitori, cialtroni e uomini che spacciano fasullagini. Ho amato il popolo per moltissimo tempo. Ora non lo amo più come una volta”.

Per Einaudi Vecchioni ha appena pubblicato La vita che si ama. Storie di felicità, una biografia per brevi racconti che viene accompagnata da un disco di nove canzoni destinate ai figli. Nell’intervista col quotidiano online diretto da Lucia Annunziata il cantautore non vuole parla di politica. Eppure non si tira indietro quando c’è da dare giudizi sull’attualità. “Qualsiasi posizione tu prenda – spiega all’Huffington Post – una parte la accoglierà come una disgrazia. Ti diranno che sei un venduto, un faccendiere, un interessato”. Vecchioni ce l’ha con il “popolo” e i populisti. “È il popolo che è diventato populista – spiega – non tutto il popolo, per fortuna. Ma, in gran parte, non riesco ad amarlo come lo amavo una volta. È un popolo senza idealismo, che è diventato una banderuola tremenda – continua – per qualche mese va dietro ad uno, poi va dietro a un altro. E non è solo colpa sua, certo: c’è la miseria, le difficoltà, il bisogno”.

Vecchioni non si vuole esporre. Per questo non intende dire se al referendum sulle riforme costituzionali voterà a favore o contro. “Qualsiasi cosa dicessi, verrei insultato e additato – spiega – e nessuno avrebbe davvero voglia di ascoltare le mie ragioni, considerare la difficoltà che avverto”. Poi, però, ammette che si tratta di “una scelta difficile”. “Ci sono impulsi che mi portano verso il ‘no’ e altri che mi spingono verso il ‘sì’ – incalza il cantautore – ma a pochi importa guardare le sfumature. I social network sono diventati un calderone di giudizi affrettati con i quali tutti sentenziano e mettono in discussione l’altro – conclude – mai loro stessi”.


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