SOSTA: In America si marcia per la vita, in Italia si difende la 194

di Diego Torre

E’ passata sotto silenzio in Italia la tradizionale Marcia per la Vita americana dello scorso 20 gennaio, anniversario della famigerata sentenza Roe vs. Wade, che è costata agli Stati Uniti ben 65 milioni di aborti. La marcia, giunta ormai alla 50° edizione, è stata un trionfo dopo la decisione della Corte Suprema del giugno scorso di abrogare la sentenza stessa; alcuni l’hanno chiamata la “marcia della vittoria”.

Sono ora i singoli stati a legiferare in materia e 14 di essi hanno varato leggi più restrittive, per limitare fortemente l’aborto. Il tema di quest’anno  è stato: «Prossimo obiettivo: marciare verso un’America post-Roe». Gli obiettivi dei marciatori, relativi ai due rami del Congresso, sono ora di scongiurare la codificazione voluta ai democratici dell’aborto quale “diritto” e di cancellare i finanziamenti pubblici, tolti da Trump e ripristinati dal “cattolico”  Biden, alla Planned Parenthood, multinazionale dell’aborto e finanziatrice della campagna elettorale del presidente americano. Sia lui che la sua vice, Kamala Harris, sia il partito democratico a cui appartengono, non hanno perso occasione, anche in questi giorni, per ribadire il loro sostegno alla cultura assassina dello scarto umano.

 La marcia è stata preceduta la sera prima da una veglia di preghiera presieduta da monsignor Michael Burbidge,  presidente del Comitato pro life dei Vescovi cattolici. Successivamente il leader della maggioranza repubblicana alla Camera, Steve Scalise, e il deputato Chris Smith hanno esortato i presenti a mettersi a servizio della vita. Tradizionale il gelo e le temperature che ogni anno accompagnano i partigiani della vita; quest’anno in 100.000, soprattutto giovani scampati in questo cinquantennio alla sentenza assassina; un popolo allegro e chiassoso che intende continuare a combattere. Il giorno stesso della marcia 89 deputati repubblicani hanno ripresentato una proposta di legge per bloccare tutti gli ordini esecutivi pro-aborto del “cattolico” Joe Biden.

Ma la strada  per giungere al pieno successo della vita è ancora lunga. “Il movimento pro-vita ha appena vissuto un’importante vittoria con la caduta della Roe v. Wade, ma il nostro lavoro per costruire una cultura della vita è lungi dall’essere concluso”, ha dichiarato il presidente della March for Life Jeanne Mancini al quotidiano Washington Examiner. Ma i prolife americani hanno dimostrato di saperla percorrere con ostinato rigore.

In Italia invece … ripetiamo lo stolido mantra che “la 194 non si tocca”. Ma da quando si sono vinte battaglie senza combatterle?

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