Stragi negli USA. E se la causa fosse culturale?

di Corrado Gnerre

Ennesima strage negli Stati Uniti senza un motivo.

Dicono che la colpa sarebbe nella grande facilità con cui gli Americani possono acquistare e possedere armi da fuoco.

La tesi è credibile e anche vera. Ma è vera se si tiene conto di una cosa, e cioè della predisposizione della “clientela” di quel Paese a far uso di armi. Un esempio: è certamente il seme che fa crescere una pianta, ma è pur vero che se il seme cade su un terreno fertilissimo è un conto, se dovesse invece cadere su un terreno pietroso è un altro conto. Nel primo caso la pianta verrà fuori molto più facilmente, nel secondo no. Fuor di metafora: certamente è grave e pericoloso che negli USA le armi circolino così facilmente, ma è pur vero che tale circolazione è resa ancor più pericolosa perché c’è una subcultura (che deriva di una ben precisa cultura) che si rende predisposta alla violenza, e in particolar modo alla violenza gratuita, senza senso, folle, irrazionale.

La cultura è quella delle radici calviniste del popolo americano. Il Calvinismo si basa su un concetto di predestinazione non universale. La predestinazione universale è ciò che afferma il Cattolicesimo: Dio vuole tutti salvi e perciò predestina tutti alla salvezza, il che ovviamente non vuol dire che tutti necessariamente si salvino, in quanto ciò dipende dalla libera corrispondenza alla grazia. Il Calvinismo afferma, invece, che Dio avrebbe dall’eternità già deciso chi salvare e chi dannare, indipendentemente dai meriti e dai demeriti. Ciò comporta diverse conseguenze sul piano sociale, culturale, antropologico e anche piscologico. Il collante di queste conseguenze è un sentimento ansiogeno più o meno inconsapevole che nasce dalla preoccupazione di essere tra gli eletti o i reprobi. Ma non solo. Anche un sentimento di smarrimento e di frustrazione, perché alla base della negazione della predestinazione universale vi è la drammatica convinzione che Dio non ami tutti.

Sentimento ansiogeno e di frustrazione che possono esplodere in maniera totalmente irrazionale in ambienti gravati dalla crisi della famiglia, dalla marginalità, da facile uso di sostanze, da diffusione dell’alcolismo e tanto altro ancora.

A qualcuno questa spiegazione potrebbe sembrare astratta, ma non è astratta. Se così non fosse, non si spiegherebbe perché ci siano tuttora Stati (vedi la Svizzera o alcuni Paesi del Centro-America) dove la possibilità di possedere armi è facile quasi quanto negli USA, oppure statisticamente in questi Paesi non si riscontra la frequenza di stragi gratuite e senza senso così come avvengono negli Stati Uniti.

Dunque, un  motivo in più per intervenire e limitare negli States il commercio delle armi, ma nella convinzione che  la vera causa è remotamente culturale e prossimamente subculturale, secondo i significati che abbiamo indicato prima.

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2 Comments on "Stragi negli USA. E se la causa fosse culturale?"

  1. Sardonicamente | 27 maggio 2022 at 7:40 | Rispondi

    Infatti, chi negli ”States” compie tali forfatti è sempre il solitario, il ”loser”, portato all’esasperazione dall’essere emarginato e dal sentirsi escluso. Di maniera, che la causa scatenante di tanta follia sembra essere il risentimento per non ”avercela fatta” (ad avere successo) nella società americana, non la volontà di cambiarla, essa società.

    Poi c’è anche da dire che un impero come quello americano, impero costruito mediante la violenza (destino proprio di tutti gl’imperi, del resto), non potrà che avere una società estremamente violenta (sennò sarebbe un paese economicistico qualunque, come il Lussemburgo. O come l’Italia, regno cliente ‘de facto’ dell’Impero americano).

  2. Sardonicamente | 27 maggio 2022 at 11:35 | Rispondi

    Sempre in quanto all’America:

    Per coloro che professano il cosiddetto ”realismo (o neo-realismo) geopolitico” gli USA sono il paese attualmente egemone per via del loro incontrastato dominio dei mari ottenuto attraverso il potere militare.

    Sempre per costoro, quindi, gli USA non conoscono nulla sopra di sé, cioè nulla di ”sopraordinato” in terra, nemmeno Dio.

    Anzi, sono gli USA il dio in terra fra le Nazioni. Gli Stati Uniti presentemente sarebbero Dio.

    Ora, questo, cioè il fatto che gli USA sono dio in terra, ad alcuni non piace.

    Non piace in particolare alla Russia (che fu dio in terra fino a pochi decenni fa, quando si chiamava ancora Unione Sovietica), né piace alla Cina, che, stante anche la sua ormai consolidata potenza economica, vorrebbe togliere la deità agli Stati Uniti e diventare lei il nuovo Dio in Terra (allorché riuscirà a trasformare in potenza militare la sua potenza economica).

    Immagino ci sia molto di Hobbes in tutto questo ragionare, eheh.

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