Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.61)

a cura di Pierfrancesco Nardini

Che cos’è l’anima? L’anima è la parte spirituale dell’uomo, per cui egli vive, intende ed è libero, e perciò capace di conoscere, amare e servire Dio

Come detto nel precedente commento, l’uomo è composto da una parte spirituale e da una materiale, l’anima e il corpo. Per dirla con Aristotele, l’anima è «il principio per cui primieramente viviamo, sentiamo, ci muoviamo e pensiamo» (De Anima, II, 2).

L’anima è superiore al corpo. La prima, infatti, è puro spirito, il secondo è materia. È l’anima a dare vita al corpo, a renderlo in grado di “intelligere”, intendere, comprendere in modo corretto la realtà che lo circonda. E a renderlo libero. È «superiore al corpo per la sua intelligenza e la sua libera volontà (immagine di Dio)» (DIZ.). C’è un bel pensiero di Pio XII su questo: «La bellezza della nostra anima è più importante della bellezza del nostro corpo e dobbiamo preferire il benessere spirituale del nostro vicino al conforto della nostra persona». Questo, si ribadisce, però, non è sinonimo di poca attenzione da dare al corpo, che è invece degno della maggior tutela e cura, come sempre insegnato dalla Chiesa.

L’anima ha tutte quelle caratteristiche che il corpo non può avere in quanto materia. Senza l’anima, il corpo sarebbe inerte, addirittura «un cadavere» dice il Dragone, che da essa riceve la vita: quella vegetativa, per cui vive, cresce, si sviluppa; quella sensitiva, che permette di provare sensazioni (freddo, caldo, dolore, gioia, ecc…).

Questo, unito alla sua immortalità, rende superiore la nostra parte spirituale, tanto che anche Gesù ci invita a non temere «quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima» (Mt 10, 28), ma di riguardarci invece da chi (il demonio) può danneggiare l’anima. Non, ovviamente, con la morte della stessa, ma con la dannazione eterna, che è paragonata alla morte, perché allontana definitivamente da Dio.

Il contrasto che qualcuno ha voluto vedere tra l’anima e il corpo non esiste. Quando San Paolo parla di una lotta fra il corpo e l’anima (Rom 7, 14ss) e si chiede chi potrà liberarlo dal «corpo di morte» (Rom 7, 24), non intende il corpo fisico, ma il combattimento tra carne (peccato) e spirito.

Questo passo paolino evidenzia semmai ancor di più l’unione tra corpo e anima. Unione non solo estrinseca (per le azioni esterne, come «nave e nocchiero», dice L. Ott), ma anche intrinseca.

È di fede, infatti, che «l’anima spirituale è per se stessa ed essenzialmente la forma del corpo» (L. Ott, Compendio di Teologia dogmatica). In parole semplici, per quanto suddetto, il corpo senza l’anima non avrebbe vita e quindi forma. Si scrive che è di fede perché è stato insegnato infallibilmente dalla Chiesa (il Concilio di Vienna (1311-1312) condannò chi sosteneva che «l’anima razionale, ossia intellettiva non sia la forma del corpo umano per sé ed essenzialmente»; cfr. anche San Tommaso d’Aquino, Summa Theol., I, q. 76).

L’anima fa sì che l’uomo sia a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1, 26) e permette, quindi, con le sue caratteristiche, che l’uomo nella sua interezza (carne e spirito) conosca l’esistenza di Dio e, di conseguenza, possa amarLo e servirLo con la libera volontà.

Sappiamo che siamo stati creati «per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita e per goderLo poi nell’altra in paradiso» (n. 13) e l’intelligenza e la libertà che l’anima dà al corpo fanno sì che l’uomo, aiutato dalla grazia divina, possa credere e conoscere Dio (sia con la ragione che con la fede) ed osservare la Sua Legge.

L’anima è, tra l’altro, individuale, ossia ogni uomo ha un’anima singola e solo per sé. Anche questa verità è stata infallibilmente insegnata dalla Chiesa, con la condanna da parte del V Concilio Lateranense (1512-1517) dei neoaristotelici umanisti che sostenevano l’anima come numericamente identica in tutti gli uomini («condanniamo e riproviamo tutti coloro che affermano che l’anima intellettuale è (…) solo una in tutti gli esseri umani»). Questo è una verità fondamentale, riguardo all’anima, perché «l’individualità dell’anima è un presupposto necessario dell’immortalità personale» (L. Ott, op. cit.).

Ultima, ma non meno importante questione, è quella dell’origine delle singole anime. È chiaro che l’anima è legata alla generazione naturale. Quel su cui si è dibattuto è la modalità di tale origine.

La Chiesa ha condannato (sinodo di Costantinopoli, 543 d.C., contro origenisti; sinodo di Braga, 561 d.C. contro i Priscillianisti) il c.d. preesistenzialismo, per cui le anime esistono sin da prima della loro unione con il corpo (alcuni, ad es. Platone ed Origene, addirittura dicevano da tutta l’eternità) che avviene per punizione di un peccato, come un esilio.

Sono stati condannati dalla Chiesa anche il cosiddetto Emanatismo e il cosiddetto Generazionismo. Il primo (sostenuto dal dualismo gnostico-manicheo e, più recentemente, dal Panteismo) sosteneva che le singole anime derivino dalla sostanza divina per emanazione: in contrasto con la perfetta semplicità di Dio è stato dichiarato dottrina eretica unitamente al Panteismo dal Concilio Vaticano I. Il secondo (l’anima è generata dai genitori così come il corpo) si divideva tra il Traducianesimo di Tertulliano (una parte dell’anima dei genitori passa (quindi tradux) al figlio con il seme) e una tesi, sostenuta da Rosmini e altri (l’anima del figlio ha origine da un seme spirituale dei genitori): in contrasto con la semplicità e la spiritualità dell’anima, ha portato alla condanna dell’errore di Rosmini da parte di Leone XIII. Già nel 1341 Benedetto XII aveva chiesto agli Armeni, per l’unione, la condizione preliminare del ripudio di questa tesi.

La soluzione insegnata dalla dottrina cattolica è quella del creazionismo, per cui ogni singola anima è creata immediatamente dal nulla da Dio al momento della sua unione con il corpo. Non esiste una prova scritturale, anche se si possono trovare elementi in alcuni passi (ad es. Eccl 12, 7; Sap 15; Ebr 12, 9). Non è definita dalla Chiesa, ma si deve intendere come sentenza certa. È, infatti, ammesso dalla maggior parte dei Padri, dagli scolastici, da San Tommaso d’Aquino (Summa Theol., I, q. 90, a. 2 e a. 3) e dai teologi più recenti. È, tra l’altro, insegnata indirettamente; per esempio, dal V Concilio Lateranense, o quando Alessandro VII, sull’Immacolata Concezione, parla della creazione ed infusione dell’anima nel corpo di Maria Santissima.

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