Da “Religione e Cristianesimo. Corso di Apologetica”, di padre Giovanni Re S.J., Torino 1920
Esistono dei segni certi dai quali l’uomo possa indubbiamente conoscere la rivelazione? Sì; se Dio si degna di dare la rivelazione, deve anche munirla di segni e di caratteri, perché l’uomo ne possa con facilità e con sicurezza venire a conoscenza. Dio infatti non opera inutilmente, e non potrebbe esigere che tutti gli uomini per salvarsi abbraccino la rivelazione, se non avesse loro dato i mezzi facili per poterla conoscere. Inoltre Dio, che ha dato all’uomo la ragione e la libertà, le rispetta e vuole che egli operi ragionevolmente, conforme alla sua natura; non può quindi volere che l’uomo accetti delle verità superiori alle sue forze intellettuali senza avere la certezza che veramente sono state rivelate. Dio mentre domanda all’uomo con la rivelazione l’omaggio del suo intelletto per riguardo a verità, di cui l’uomo non può comprendere il perché, vuole però che il suo ossequio sia ragionevole. Pertanto nell’ipotesi che Dio abbia dato la rivelazione, devono anche esistere dei segni chiari, adattati ed accessibili a tutti affinché la possano riconoscere. Poiché, se Dio vuole parlare a tutti, anche ai semplici e non solo alle persone colte ed elevate, se vuole che tutti conoscano ed abbraccino le verità rivelate necessarie per salvarsi, bisogna che dia degli argomenti e dei segni facili ad essere compresi da tutti. Si dicono argomenti di credibilità, perché rendono credibile all’uomo la rivelazione, o criteri della rivelazione perché servono per discernerla con sicurezza.
Questi criteri per riguardo alla dottrina che si dice rivelata possono essere intrinseci o estrinseci.
Intrinseci quando si desumono dall’indole o dalla natura della stessa dottrina. I criteri intrinseci possono essere utili negativamente per dimostrare che una dottrina non può dirsi rivelata, quando insegna princìpi che sono contrari alla ragione o alla morale; poiché Dio, che è autore della ragione e della fede, non può contraddirsi. Applicando questa regola si può essere certi senza altre ragioni che l’islamismo, per esempio, non è rivelato da Dio. Ma i criteri intrinseci non sono ugualmente efficaci per dimostrare positivamente che una religione sia rivelata: perché la conformità con la ragione, la bellezza, l’armonia, la sublimità di una dottrina, l’efficacia dei suoi precetti si possono per sé conoscere con le semplici forze naturali della ragione, sono cose alquanto soggettive e per di più difficili a conoscersi, esigendo l’esame completo di tutte le verità. In questo caso i criteri intrinseci potranno offrire un indizio molto probabile che quella dottrina sia rivelata, ma non sono un criterio certo, adattato a tutti, e tanto meno esclusivo, come pretendono alcuni.
I criteri estrinseci sono fatti storici che precedono o accompagnano o seguono la manifestazione di una dottrina rivelata. I principali sono il miracolo e la profezia. Sono le basi saldissime e incrollabili su cui poggia la nostra fede, come dice il Concilio Vaticano I. Infatti non deve essere la fede un atto cieco ed incosciente, ma un ossequio ragionevole, fondato sopra motivi che ne dimostrano la credibilità. Per credere che una dottrina sia veramente rivelata, bisogna avere dei segni certi che Dio ha veramente parlato. Ora tali segni sono i miracoli e le profezie.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
Be the first to comment on "La Rivelazione è un “fatto”, non un “mito”"