Rubrica a cura di Corrado Gnerre
Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.
Un proverbio, questo, che è una domanda, ma una domanda che ha già una risposta.
Due filosofi come Platone e Aristotele (scusate se è poco) affermano che la vera filosofia non può che nascere dalla meraviglia, cioè dalla capacità di stupirsi dinanzi al reale. In termini filosofici: di stupirsi dinanzi all’essere.
La meraviglia sottende una capacità di umiltà per cui si accetta un’evidenza, ovvero che la conoscenza non può che essere apertura verso la realtà.
Il pensiero moderno è nato da una pretesa: rendere l’uomo fondamento del reale. E quindi non è un caso che tale pensiero smarrirà volutamente lo stupore, per follemente convincersi (perché di follia si tratta) che la verità non sarebbe nell’adeguamento del soggetto all’oggetto, bensì dell’oggetto al soggetto. Infatti, solo negando la realtà a favore dell’immaginazione si può dare sostanza all’illusione dell’autosufficienza umana.
E’ per questo che Gesù dice: “Se non diventerete come bambini non potrete entrare nel Regno dei Cieli” (Matteo 18). Qui il discrimine non è ovviamente anagrafico, bensì di atteggiamento dello spirito. Bambini, cioè, come coloro che sono capaci di meravigliarsi, che sono capaci di stupirsi.
C’è anche un’altra cosa importante da dire. Ovvero che la meraviglia fa rimanere giovani.
Il giovane ha come caratteristica fondamentale quella di lasciarsi conquistare e guidare dall’entusiasmo. La sua mente è fresca, il suo corpo agile… e così gli è facile mettere tutto se stesso nelle cose che deve fare. Come è brutto ed innaturale vedere ciò che oggi spesso si vede, cioè giovani che hanno perso l’entusiasmo.
Ma come rimanere davvero giovani? Andandosi a fare la plastica come la grande stoltezza dei nostri tempi consiglierebbe? Certamente no. L’unico modo di rimanere giovani è conservare l’entusiasmo.
Ma perché questo ci sia, occorre che tutto, anche ciò che è uguale. monotono e che si sta facendo da una vita, appaia sempre nuovo. E qui solo Dio è la soluzione. Solo Dio e il desiderio di fare la sua volontà può rendere tutto sempre nuovo, anche se è sempre la stessa, identica, monotona, cosa.
Solo Dio e vivere nella sua Grazia possono far continuare a giocare. Cioè possono far continuare ad avere un atteggiamento di gioia e letizia in ciò che si deve fare.
Insomma, se non si gioca più come quando si era bambini, allora sì che si entra nella monotonia di quella vecchiaia che è altro non è che l’uomo che crede di essere impietosamente solo nel suo esistere.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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