Apologetica con le fiabe: “Il cacciatore e il pescatore”

Un tempo vivevano, in due masserie vicine, un cacciatore ed un pescatore molto sfortunati. Il cacciatore ormai aveva dimenticato la forma di una lepre, di un coniglio o di un cinghiale, perché da tempo non riusciva a cacciare nulla. Così anche il pescatore non mangiava una trota da quando i suoi capelli ancora non s’imbiancavano per l’anzianità. I due si conoscevano molto bene e per non apparire incapaci l’un l’altro si dicevano tante di quelle bugie che sarebbero bastate quelle di un paio d’incontri per riempire dieci sacchi di canapa.

Buon pomeriggio, mio caro pescatore. –diceva il cacciatore- Cosa avete mangiato oggi?

E il pescatore rispondeva: Come sempre trote fresche. Ne ho pescate tante l’altro giorno che ne ho ancore piene dieci ceste… E voi, mio caro cacciatore, cosa avete mangiato?

Questa volta lepre. –proseguiva il cacciatore- Ne ho cacciate tante l’altro giorno che ne ho ancora piena la cantina.

E mentre si dicevano bugie, di nascosto e di notte uscivano a raccogliere bacche e radici per non far morire di fame le proprie famiglie. Una notte, però, casualmente s’incontrarono.

Mio caro cacciatore, -disse il pescatore vedendo il vicino chinato a terra a raccogliere erba- cosa state facendo a quest’ora?

Il povero cacciatore arrossì per la vergogna. Ehm… mio caro pescatore -disse poi facendosi coraggio- ho mia figlia con un febbrone e cerco di trovarle qualche erba per prepararle una tisana. Piuttosto, voi cosa fate nel bosco a quest’ora?

Non riuscivo a dormire. –rispose il pescatore arrossendo questa volta lui- Perciò ho pensato di prendere una bella boccata d’aria fresca… E stamane cosa avete cacciato, mio caro amico cacciatore?

Ho cacciato tanti di quei fagiani che ho riempito tutto il mio pollaio, e voi sapete quanto grande è il mio pollaio… E voi, cosa avete pescato stamane?

O mio caro amico cacciatore, -disse il pescatore- ho pescato tante di quelle trote che ho riempito più di venti ceste, e voi sapete quanto grandi sono le mie ceste di vimini.

E così, pieni di bugie e poveri di cibo, trascorrevano i giorni per il cacciatore e il pescatore senza che nessuno dei due si decidesse di dire la verità; anzi cercavano di mostrare all’altro quanta più felicità e soddisfazione.

Una notte, erano come sempre usciti a raccogliere bacche e radici per sfamare le famiglie, i due s’incontrarono nuovamente. Questa volta fu il pescatore ad esser sorpreso chinato a terra a raccogliere erba.

Mio caro pescatore, -disse il cacciatore vedendolo in quella strana posizione- cosa state facendo a quest’ora?

Il povero pescatore arrossì per la vergogna. Ehm… mio caro cacciatore, -disse poi facendosi coraggio- ho mio figlio con un febbrone e cerco di trovare qualche erba per preparargli una tisana. Piuttosto, voi che fate nel bosco a quest’ora?

Non riuscivo a dormire. –disse il cacciatore arrossendo questa volta lui- Perciò ho pensato di prendere una bella boccata di aria fresca… E stamane cosa avete pescato, mio caro amico pescatore?”

Ho pescato tanti di quei pesci che ho riempito tutta la mia casa… E voi cosa avete cacciato stamane?

O mio caro pescatore, -disse il cacciatore- ho cacciato tante di quelle lepri che ho riempito, non solo l’intera mia casa, ma anche tutta l’aia, e voi sapete quanto grandi sono la mia casa e la mia aia.

E così, sempre più pieni di bugie e sempre più poveri di cibo, trascorrevano altri giorni per il cacciatore e il pescatore, senza che nessuno si decidesse a dire la verità; anzi cercando di mostrare all’altro felicità e soddisfazione. Un giorno, però, accadde che il giovane figlio del pescatore incontrò la bella e giovane figlia del cacciatore. I due giovani iniziarono a frequentarsi e tra loro si confidarono le rispettive povertà e così capirono quante bugie i genitori si dicevano.

Mio padre non riesce a portare una sola trota. Disse il giovane.

A chi lo dici. –disse anche la fanciulla- Sono anni che mio padre non riesce a rincasare con un po’ di selvaggina.

Fu così che i genitori vennero a conoscenza delle bugie altrui.

E’ inaudito che si possano dire tante bugie, quante me ne ha dette quel farabutto di un pescatore! Disse deciso alla figlia il cacciatore, tentando di salvare la propria reputazione.

E’ inaudito che si possano dire tante bugie, quante me ne ha dette quel farabutto di un cacciatore! Anche il pescatore parlò in questo modo al figlio, tentando anch’egli di salvare la propria reputazione.

E fu così che quando il giovane si recò per chiedergli la mano della fanciulla, questi lo cacciò a malomodo. Non voglio inguaiare mia figlia con un povero in canna! Urlò.

Ma i due giovani continuarono a vedersi di nascosto e continuamente insistevano protestando le loro intenzioni. Il problema si faceva grosso. Allora, malgrado le tante bugie che si erano detti, il cacciatore e il pescatore decisero di dimenticare tutto e si allearono contro le pretese dei figli. Sono poveri entrambi, s’inguaierebbero entrambi. Si dissero.

Agli occhi dei figli continuarono a rimanere offesi fra loro, ma escogitarono amichevolmente un piano. Caro amico cacciatore, chiediamo ai nostri figli l’impossibile per sposarsi, come per esempio pescare tante trote e cacciare tante lepri. Disse il pescatore.

Giusto, caro amico pescatore -rispose soddisfatto il cacciatore- solo così i nostri figli capiranno quanto è impossibile il loro matrimonio. Con la nostra abilità non riusciamo a cacciare e a pescare, figuriamoci se possono riuscirci quei due giovincelli… E i due conclusero la loro discussione con delle sonore risate.

Così, quando il giovane ritornò alla casa del cacciatore, si sentì dire: Tuo padre mi ha offeso dicendomi tutte quelle bugie e io non voglio che mia figlia sposi il figlio di un simile bugiardo. In un solo modo potrei acconsentire, se tuo padre, per scusarsi, mi facesse portare, entro una settimana, tante di quelle ceste piene di trote del vicino fiume da poter riempire questa intera masseria.

Così disse anche il pescatore alla fanciulla: Tuo padre mi ha offeso dicendomi tutte quelle bugie e io non voglio che mio figlio sposi la figlia di un simile bugiardo. In un solo modo potrei acconsentire, se tuo padre, per scusarsi, mi facesse portare, entro una settimana, tante di quelle lepri e di quei fagiani di queste terre da poter riempire questa intera masseria.

Il Giovane implorò il padre di tentare l’impresa e altrettanto fece la fanciulla, ma i genitori, che erano d’accordo entrambi, risposero: E’ impossibile! Per anni siamo stati in queste terre e abbiamo preso poco, figuriamoci se si può prendere tanto in una sola settimana!

I due giovani, sempre più innamorati, non demorsero. Presero tutto quello che occorreva per pescare e per cacciare e si avventurarono nei boschi. Giunti al fiume, si salutarono augurandosi una buona impresa.

Trascorse quasi l’intera settimana e tanto il giovane quanto la fanciulla non erano riusciti a prender nulla. Ad un tratto, meraviglia delle meraviglie, passò da quelle parti Signora Verità. Con il suo cappello a grandi falde, con i suoi lunghi capelli biondi al vento, e la sua spada implacabile e inconfondibile. Ella si rattristò molto nel vedere quei due poveri e inesperti giovani tentare l’impossibile per coronare il loro sogno d’amore. Sono stata offesa per tanto tempo dai vostri genitori –disse loro- ma voglio comunque aiutarvi. Sguainò la spada, la mulinò quel tanto che bastava e in una sola giornata la fanciulla pescò il pesce richiesto ed il giovane riuscì a cacciare quello che doveva. Poi, contenta e soddisfatta, Signora Verità li salutò e, nel salutarli, sollevò il cappello a grandi falde e mostrò un viso meraviglioso: i giovani ne rimasero incantati e da allora non lo dimenticarono mai più.

Ma bisognava far presto. La settimana stava per scadere. I due innamorati lavoravano come dannati per trasportare tutto quel ben di Dio e -mancava ormai pochissimo alla mezzanotte- quando il cacciatore si vide invadere la casa di ceste piene di trote e il pescatore si vide invadere la casa di lepri e fagiani. Rimasero stupiti e ci credereste? Ebbero addirittura l’ardire di dirsi che non avevano potuto fare a meno di aiutare i propri figli, di essere stati costretti a rompere il patto e di esser stati loro, da soli, ad aver pescato e cacciato tutto quel ben di Dio. Perciò, ancora adesso, il cacciatore e il pescatore tentano invano, in quelle terre e in quel fiume, di cacciare e di pescare. Mentre i due giovani, sposati felicemente, ancora adesso, in quelle terre e in quel fiume, cacciano e pescano in abbondanza e i loro cuori non hanno dimenticato il meraviglioso viso di quella bionda Signora Verità.


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