1.Questo proverbio serbo esprime una verità di buon senso e che trova la sua ragion d’essere anche nel racconto biblico.
2.Una verità di buon senso, infatti chi può realisticamente mettere in discussione il fatto che per conoscere bisogna sforzarsi, cioè bisogna lavorare? Non c’è conoscenza che non avvenga grazie ad un avvicendarsi più o meno lungo di esperienze, di sacrifici, di rinunce.
3.,Ma -dicevamo- si tratta di una verità che trova la sua ragion d’essere nella Bibbia stessa, cioè nella Rivelazione. Infatti, Dio aveva dato all’uomo la scienza infusa, ma questo dono preternaturale, insieme ad altri doni, è stato perso in conseguenza del peccato originale. E così la scienza infusa è stata sostituita con la scienza sperimentale. Questa si chiama così, “sperimentale”, proprio perché ha bisogno della fatica dell’apprendimento.
4.Ma questo proverbio ci può dire anche altro. Addirittura, in un certo qual modo, ci può impartire una lezione di filosofia. In che senso? Presto detto: non c’è conoscenza possibile senza la “fatica” dell’osservazione, del riconoscere…ma soprattutto della fedeltà, piaccia o non piaccia, alla verità. È senz’altro più comodo immaginarsi la realtà così come la si desidera, piuttosto che faticosamente sottomettersi ad essa e al suo oggettivo giudizio.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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