APOLOGETICA RACCONTANDO: La fiammella di fra Anselmo

Cosa sarebbe stato del mondo se si fosse spenta la fiamma della Fede?

Cosa sarebbe stato il mondo se la Provvidenza non fosse intervenuta nei momenti più decisivi?

Cosa sarebbe stato il mondo se non vi fossero stati degli eroi, capaci di offrirsi totalmente per la conservazione dell’Ideale?


La fiammella sembrava spegnersi ogni qual volta un po’ di corrente minacciava la sua debole esistenza. Ma poi riprendeva vigore per significare la Vita in quel Tabernacolo.

Fra Anselmo era inginocchiato in preghiera. Tutto assorto ad adorare Colui che era la sua unica ragione di vita.

La sua attenzione venne però toccata dalla resistenza di quella fiammella, messa alla prova dalla corrente che ad intervalli soffiava. Quando sembrava spegnersi, gli veniva facile pensare a cosa sarebbe stato il mondo se si fosse persa la Fede. Un tema, questo, che gli faceva battere forte il cuore … molto più forte di quando gli capitò da ragazzo d’innamorarsi della fanciulla che si affacciava alla finestra del suo cortile, molto più forte di quando suo padre, sul letto di morte, gli raccomandò la madre e i fratelli più piccoli. Cosa sarebbe stato del mondo se si fosse persa la Fede?

Quando però la fiammella riprendeva vigore, il suo cuore si rasserenava. Sapeva che il mondo non poteva fare a meno di quella luce e di quel calore.

Fra Anselmo era il più mistico tra i frati del convento. Arrivava sempre prima in cappella ed era sempre l’ultimo ad andarsene. Tutti lo ritenevano un grande santo. Da lui si facevano consigliare, a lui affidavano le proprie intenzioni. Non pochi pensavano che avesse certamente vissuto esperienze straordinarie (visioni e roba del genere); ma ovviamente lui, per umiltà, non ne faceva parola … anzi cambiava repentinamente discorso ogni qual volta se ne faceva qualche allusione.

Ma c’era anche qualcos’altro. Tutti in convento lo conoscevano come il “frate della fiammella”. Parlava poco fra Anselmo, ma quando parlava faceva cenno al Tabernacolo e alla sua fiammella. Era una specie di chiodo fisso.

Una mattina fra Anselmo tardò nel refettorio per la colazione. Si pensò che si fosse prolungato in cappella e che avesse deciso di saltare la scodella di latte caldo. Poi arrivò improvvisamente la notizia: il frate era rimasto inginocchiato esanime. Il Signore lo aveva chiamato così come spesso lo vedeva: a contemplare il Santissimo Sacramento e la debole fiammella accanto al Tabernacolo.

I confratelli capirono quale bella morte egli avesse fatto: contemplando il Santissimo. Lo presero e lo adagiarono sul pavimento in attesa di preparare i funerali.

Presero anche il suo breviario da cui il frate non si staccava mai. Provvidenza volle che da esso scivolasse via un foglio su cui era scritto in maniera facilmente leggibile:

Lottare è necessario.

L’uomo che non sa difendere ciò che gli riempie il cuore, l’uomo che non sa difendere l’unica ragione della vita propria e degli altri, l’uomo che non sa offrirsi a Colui che si è offerto per lui … si condanna alla più assurda viltà.

Più del potere, più del denaro, più di un’illusoria tranquillità … vale difendere ciò per cui si può autenticamente conoscere se stessi.

Senza la Croce di Cristo, ognuno di noi, anche il più potente re della terra, è condannato alla più grave disgrazia: quella di non conoscere se stessi, di non capire che significato ha il proprio esistere.

Un giorno, ero bambino, accompagnai mia madre in Chiesa. Lo facevo sempre. Ma quel giorno fu diverso. Mentre mia madre pregava guardando il Tabernacolo, io rimasi colpito dalla fiammella che ardeva accanto. Piccola fiamma, fragilissima ma vera, perché stava lì a dire ad ognuno di noi: coraggio, il Re di tutti i re, Colui che è più grande dell’universo intero, ti ama. Ama te … anche se sei il più miserabile.

La verità di quella fiammella non la dimenticherò mai.

La verità di quella fiammella mi fa essere qui, sulla “Capitanata di Sua Santità”, ad attendere la battaglia.

Voglio difendere la verità di quella fiammella che il mondo non può perdere … costi anche la mia vita.

 Anselmo Usberghi

7 ottobre – Anno Domini 1571


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