Approfittiamo della Quaresima per riconciliarci con Dio… ma per davvero!

Ogni cammino ha bisogno di soste in cui si tira il fiato, ci si siede e si riflette per fare il punto della situazione. La “Sosta” è una riflessione su qualche fatto di attualità o di costante importanza.


di Maria Bigazzi

Siamo giunti all’inizio della seconda settimana di Quaresima. Il tempo della Passione di Nostro Signore si avvicina e in questo periodo di penitenza, i nostri cuori avvertono la tristezza e l’afflizione della dolorosissima missione salvifica svolta da Gesù Redentore universale.

Il tempo di Quaresima infatti, ci aiuta a penetrare il mistero della Redenzione operato dal Nostro Salvatore, spingendoci a riflettere e a meditare sulle terribili sofferenze che Egli ebbe a patire, fino alla morte più crudele che si possa subire.

Per tale motivo, in questo periodo è necessario fare penitenza, sia corporale che spirituale, perché offrendola a Dio, possiamo avvicinarci maggiormente a Lui e preparare la nostra anima a gioire della Sua Risurrezione.

Alla penitenza però, si deve affiancare un sincero pentimento dei propri peccati per ottenere il perdono, imparando a mortificare il proprio orgoglio per conseguire l’umiltà del cuore.

Gli strumenti che il Signore ci ha donato per la nostra salvezza sono i Sacramenti, segni efficaci della grazia istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina.

La prima penitenza che deve essere praticata, dopo un percorso di conversione del cuore per riconoscere le nostre mancanze e i nostri peccati, è quella sacramentale, ossia la Confessione, che ci permette di riconciliarci con Dio.

Senza questo primo passo, il digiuno e le pratiche quaresimali resterebbero sterili. Il primo invito di Gesù è quello di domandare perdono al Padre, per intraprendere il cammino di ritorno a Lui da cui ci si è allontanati a causa del peccato.

Ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica che la Confessione è chiamata sacramento della Penitenza “poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore”.

I frutti santificanti dei sacramenti fortificano l’anima, preparandola all’incontro con Dio, sostenendola nelle tribolazioni terrene e nelle prove dello spirito.

Attraverso la Parola di Dio e la fede che accoglie la Parola nei cuori ben disposti, lo Spirito Santo prepara l’anima ai sacramenti, rendendola sensibile ai Suoi richiami. Il Signore non tarda ad assistere chi lo invoca e lo ama con tutto il cuore, verso di lui si volge per donargli il suo aiuto e per farlo crescere nella Fede.

Il Vangelo della seconda domenica di Quaresima, ci presenta il momento della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor, dove Egli si manifestò in tutta la sua maestà e la sua gloria.

Scrive san Gregorio Magno, che “Tale Trasfigurazione aveva anzitutto come scopo di allontanare dal cuore dei discepoli lo scandalo della Croce, perché l’umiltà della Passione volontariamente subita non turbasse la fede di coloro che avrebbero visto la grandezza della dignità nascosta”.

Il Signore ha cura di proteggere e guidare i cuori dei suoi discepoli, e assieme ai loro anche i nostri, perché la grande umiltà con cui Egli operò la nostra Redenzione, non fosse per noi motivo di scandalo, ma di gloria.

Con l’apostolo Paolo anche noi possiamo infatti affermare “Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo” (Gal 6, 14).

Lungo tutta la sua vita terrena, Gesù mantenne celato il suo splendore soprannaturale, conducendo durante la sua infanzia una vita nascosta, e poi afflitta e disprezzata, fino ad affrontare una morte amara e ignominiosa, dove dimostrò tutto il Suo Amore per noi.

Sul monte Tabor invece, Egli manifestò tutto lo splendore della sua gloria, perché i suoi discepoli che lo avrebbero visto patire e morire tra le umiliazioni, non cadessero nella disperazione e nell’angoscia profonda, ma si ricordassero delle sue grandi opere.

Gesù scelse Pietro, Giovanni e Giacomo, perché assistessero alla sua manifestazione divina, dove rivelò loro che la nostra condizione di servi, da Lui stesso assunta, “era stata gloriosamente redenta […] per proclamare fino ai confini della terra che l’immagine di Dio, secondo la quale l’uomo fu creato, sebbene corrotta in Adamo, era stata ricreata in Cristo” (Dal Martirologio Romano).

Pietro, l’Apostolo che per rivelazione del Padre riconosce Gesù come “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, al quale Gesù affida la guida della Chiesa e il potere di legare e sciogliere le cose in terra e in Cielo; Giovanni, l’apostolo prediletto di Gesù per il suo cuore puro e fedele a Dio, che riceverà il privilegio di posare il capo sul Cuore del Salvatore, divenendo per la sua purezza e amabilità modello per tutti i sacerdoti; e infine Giacomo, primo apostolo martire, al quale Gesù preannunciò che avrebbe bevuto del Suo calice, e che sarebbe stato battezzato del Suo stesso battesimo (Mc 10,39).

Questi tre apostoli che videro Gesù nella gloria, furono anche testimoni della sua agonia nel Getsemani, e dopo aver vissuto la Sua Passione, divennero modello per gli altri apostoli e discepoli. Anche noi siamo tenuti a imparare da loro ad essere santi e tutti del Signore. San Pietro ci insegna a riconoscere il Cristo Salvatore del mondo, san Giovanni ad avere un cuore puro e lontano dal peccato, san Giacomo ad essere fedeli a Dio fino alla morte, anche a costo del martirio pur di non rinnegarlo.

Essi, assistendo alla Trasfigurazione sono stati testimoni oculari della grandezza di Cristo, che ricevette onore e gloria da Dio Padre, e ascoltando la Sua voce affermare la divina figliolanza di Gesù, hanno trovato la forza di testimoniare la Verità e di portare l’annuncio del Vangelo in tutto il mondo.

Così anche noi, che ci stiamo preparando a vivere la Passione di Cristo, accogliamo la luce che rifulge dal suo santo Volto, per trovarne consolazione e forza per diventare suoi testimoni autentici. Se crediamo alla testimonianza che Dio ha reso a Suo Figlio, allora possederemo la Vita, perché afferma san Giovanni “Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita” (1Gv 5,12). Che la Vergine Maria ci guidi in questo cammino di preparazione alla Pasqua, presentando Lei stessa i nostri poveri cuori a Dio.


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