La storia della beata Maria Fortunata Viti insegna quale deve essere il giusto comportamento verso l’autorità

1.I Comandamenti parlano chiaro: il padre e la madre vanno sempre onorati. Sempre! Quando si comportano bene, ma anche quando si comportano male.

2.Un conto è la questione dell’obbedienza o dell’assenso di una condotta oggettivamente negativa, altro è l’onore. E’ evidente che quando l’autorità dovesse comandare cose contrarie alla Legge di Dio o all’integrità della Fede, si ha l’obbligo morale della disobbedienza; ma ciò non toglie che, anche in questi casi, l’autorità vada sempre riconosciuta, rispettata e onorata…e che soprattutto bisogna pregare per lei.

3.A tal riguardo è interessante la vita della beata suor Maria Fortunata Viti. Leggiamo da Il Settimanale di Padre Pio:

Il 10 febbraio 1827 nasceva Anna Felice Viti, la futura suor Maria Fortunata, oggi Beata. Era la terza di nove figli di una famiglia medio-borghese. Potevano essere felici, ma la febbre del gioco e del vino colpì il papà Luigi, che in breve tempo dilapidò il patrimonio familiare. La famiglia cadde in miseria. La mamma, donna di squisita sensibilità e profondamente religiosa, morendo di crepacuore a soli 36 anni, sul letto di morte affidò i figli alla Santissima Trinità, di cui era molto devota. Anna Felice aveva 14 anni; su di lei cadde la responsabilità della casa e si trovò nella condizione di provvedere a tutti i bisogni familiari. Ma seppe occuparsi con grande amore e dedizione di tutte le faccende di casa e dell’educazione dei fratelli. Il padre, invece, rimasto stordito e apatico per la sciagura, lasciò che la barca della famiglia andasse alla deriva. Nonostante ciò, Anna Felice ebbe sempre verso di lui rispetto amore. Così, un giorno, ad un fratello che protestava di non voler bene al padre perché aveva rovinato la famiglia, Anna Felice rispose con forza che in ogni caso bisognava osservare il Comandamento di Dio: “Onora il padre e la madre”. Come segno di rispetto e di amore tutto soprannaturale verso il padre, Anna Felice chiudeva ogni sera la giornata -secondo l’uso del tempo- chiedendo la sua benedizione e baciandogli la mano. In questa difficile prova dovette ingoiare molte lacrime amare e tante umiliazioni. Eppure alla morte del papà scriverà con carità e dolcezza: “Oggi, 22 marzo 1875, è morto il nostro carissimo padre, Luigi”. Grande fu l’amore di Anna Felice per l’osservanza dei Comandamenti, anche quando le costava tanto dolore e sacrificio.

4.Insomma, se il papà avesse chiesto alla piccola Anna Felice di rendersi complice del suo cattivo comportamento, ella avrebbe certamente fatto resistenza; ma anche in questo caso non avrebbe sminuito il suo amore per il genitore; anzi: avrebbe intensificato le sue preghiere per lui.


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