Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: Che cosa sono i Comandamenti di Dio?
Risposta: I Comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede a Mosè sul Monte Sinai, e Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo
All’inizio di Esodo 20 viene raccontato come Dio diede a Mosè il Decalogo, Legge divina a cui obbedire e da seguire come faro per la propria vita.
Come insegna San Pio X, i Comandamenti sono leggi morali, ossia regole che servono agli uomini per vivere la vita terrena e per il bene comune.
La Legge eterna, perché data da Dio, Essere eterno, è detta anche “norma oggettiva suprema della moralità (…) cioè l’eterno piano universale di Dio, per il quale ogni azione delle singole creature è preordinata fin dall’eternità al fine supremo” (E. Jone, Compendio di teologia morale).
È legge che aiuta e incide sul bene comune: “sarebbe impossibile la concordia dei membri e il conseguimento del fine senza l’autorità e la legge, che conduce al fine” (Dragone).
L’importanza dei Comandamenti e della necessità di seguirli per la salvezza eterna è chiarito da Cristo stesso: “se vuoi entrare nella vita eterna, osserva i Comandamenti” (Mt 19, 17); “se mi amate, osservate i miei comandamenti” (Gv 14, 15).
La chiarezza di queste parole di Gesù, Verità assoluta, è evidente: non ci si salva se non si osserva la Legge di Dio. L’obbedienza al Decalogo è necessaria e fondamentale.
Se d’altronde si richiede la severa e giusta applicazione delle leggi positive umane, per vivere in una comunità, con la pena estrema anche dell’esserne estromessi (carcere), perché c’è ancora chi si stupisce della necessità del rispetto della Legge divina per poter entrare nel Regno dei Cieli? L’unica legge che si può non rispettare, per alcuni, è solo quella di Dio? E, se così fosse, a che pro l’avrebbe allora data a Mosè e, con lui, agli uomini?
Come rilevato dal n. 13 del Catechismo, e spesso sottolineato, per salvarsi l’uomo deve conoscere, amare e servire Dio, “per amare Dio occorre conoscerLo con la ragione e con la fede (…) e dimostrare l’amore con le opere del servizio” (Dragone); e questo lo si fa osservando i Comandamenti da Lui dati, in quanto manifestazione esplicita della divina volontà.
A dimostrazione che non è sufficiente conoscere le Verità rivelate e aderirvi con la fede, ma che sono fondamentali anche le opere conformi al Decalogo, si notano ancora una volta le parole di Gesù: “non tutti quelli che dicono: “Signore, Signore” entreranno nel regno dei Cieli; ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli entrerà nel regno dei Cieli” (Mt 7, 21).
Si deve sì, dunque, conoscere la volontà di Dio espressa nei Comandamenti e credere alle verità rivelate, ma si deve anche, altrettanto, fare la Sua volontà.
Non è un compito grave: è di fede, infatti, che “Dio dà a tutti i giusti la grazia sufficiente (proxime vel remote sufficiens) per l’osservanza dei comandamenti divini” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica).
Nel corso della Sua Vita sulla Terra “Gesù non è venuto a distruggere la Legge antica, ma a completarla e perfezionarla. Riafferma perciò i Comandamenti dati da Dio a Mosè, li perfeziona col comandamento nuovo dell’amore di Dio e del prossimo, ristabilisce la famiglia sulla unità come era in principio, comanda l’obbedienza alla autorità religiosa e civile per il bene della società” (Casali).
Cristo, quindi, prima conferma l’importanza dei Comandamenti (Mt 19, 17), poi li completa e perfeziona (Mt 5, 17-18), ad esempio riducendo tutti i precetti all’amore (Mt 22, 36-40) o riportando all’iniziale indissolubilità il Matrimonio (Mc 10, 2-9).
In questo si trova la certificazione dell’impossibilità per l’uomo di ignorare il Decalogo, che è per lui come le rotaie per il treno: non impedimento, ma via segnata verso la salvezza eterna.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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