Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: Che cosa c’impone il Decalogo?
Risposta: Il Decalogo c’impone i più stretti doveri di natura verso Dio, noi stessi e il prossimo, come pure gli altri doveri che ne derivano, per esempio, quelli del proprio stato.
Quante volte abbiamo sentito parlare della legge naturale?
I Dieci Comandamenti sono la sintesi di essa, “sono l’enunciazione esplicita di quei doveri che ci sono comandati dalla nostra natura di uomini e che sono impressi in noi” (Dragone).
Quando si parla di legge naturale si intende quell’“istinto primordiale” che ogni uomo sente dentro di sé a compiere il bene, quella spinta interna che fa comprendere in maniera del tutto naturale il nostro dovere di onorare, amare e servire Dio.
Il Decalogo tutto è tranne che una cosa banale e scontata, come, purtroppo, alcuni obiettano, come se fosse “scoprire l’acqua calda”, come fosse normale che gli uomini avessero quella bussola morale e, soprattutto, come fosse normale che tutti la seguano per intero.
Nel ricordare che “la legge naturale obbliga tutti quanti gli uomini” (E. Jone, Compendio di teologia morale), si nota che la natura decaduta dell’uomo rende, invece, difficilissima, (moralmente), se non impossibile senza la grazia divina, la possibilità di seguire (tutta) la Legge naturale, anche con il “reminder” costante del Decalogo.
Non diciamo che l’uomo in stato di peccato non può compiere qualche opera moralmente buona con le sue sole forze (è di fede che possa farlo): “abbiamo detto moralmente e cioè non è che fisicamente l’uomo non possa per le singole azioni compiere cose buone nell’ordine naturale, ma per la ferita lasciata dal peccato originale è così difficile che sempre agisca bene che solo l’aiuto della divina grazia, può dargli questa possibilità” (Casali).
È, quindi, ben necessaria la legge naturale e Dio, nella Sua infinita sapienza, ne conosceva l’importanza sin dal momento della creazione del primo uomo.
L’ordine con cui San Pio X elenca “i più stretti doveri di natura” che il Decalogo impone non è casuale e ricalca quello dei Comandamenti, che a loro volta seguono l’ordine, per così dire, ontologico del destinatario di essi: i primi tre infatti sono i doveri verso Dio, Essere ontologicamente superiore agli uomini; poi gli altri sette si rivolgono agli uomini, a se stessi e al prossimo.
Ogni cosa creata e rivelata o data da Dio agli uomini, se ci si pensa, ha al suo interno anche una serie di richiami impliciti ad altre verità. L’opera di Dio è un continuo insegnamento totale. L’esempio dell’ordine dei Comandamenti è uno di questi: continua a ricordarci, nel mentre che ci insegna i doveri naturali, la differenza ontologica tra il Creatore e la creatura.
Come riflette con precisione il Dragone, altro insegnamento che implicitamente viene ricordato agli uomini all’interno dello studio del Decalogo, è la Bontà infinita di Dio: Egli, infatti, non ha reso complicata l’obbedienza alla Legge naturale, bisogna esserGli riconoscenti, invece, “perché con i comandamenti non aggiunse un peso nuovo alla legge naturale impressa in noi, ma la rese più chiara ed esplicita, in modo che possiamo conoscerla e osservarla con più facilità” (Dragone).
Ultimo elemento inserito da San Pio X, che, in qualche modo, rientra nel su espresso ragionamento circa le verità implicite nel Decalogo, è quello dei doveri di stato; ovvero quei doveri che sorgono per ogni singolo uomo in base alla propria condizione (marito, moglie, cittadino, fedele, ecc…). Un padre avrà dei doveri verso la propria famiglia e i propri figli che, seppur semplici o apparentemente minimi nella loro quotidianità, sono invece importantissimi. Nulla avviene senza che Dio voglia e il trovarsi in un determinato stato nella propria vita sociale è anch’esso voluto e/o permesso da Lui: mancare dunque a questi doveri diventa mancare a un preciso dovere.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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