APOLOGETICA CON I PROVERBI – “Anche lo stupido ha un talento” (proverbio giapponese)

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli. 


Ogni uomo è certamente un genio in qualcosa e molto imbranato in altro.

Perché? Perché Dio vuole che l’uomo non alimenti la stupida illusione di sentirsi autosufficiente, di credere cioè di poter bastare a se stesso.

Credere che ci possano essere uomini che non abbiano alcun talento, vorrebbe dire fare un torto a Dio, il quale -appunto- ha voluto che ogni uomo avesse qualcosa da “trafficare”.

L’importante è scoprirlo… cosa certamente non è facile.

Ed ecco la necessità di chiederlo a Dio: Signore, dove vuoi che io ti serva? Non m’interessa se tu mi hai fatto per cose grandi o piccole, l’importante che io faccia ciò che io sono. Perché io voglio essere ciò che tu mi fai e mi vuoi.

Questa è la vera posizione intelligente da assumere nella propria vita. Il resto sono menzogne.

E questo è anche ciò che può liberare l’uomo da qualsiasi abbattimento.

C’è chi si ritiene incapace di poter far qualcosa di buono e per questo si deprime. ma ciò è un falso, è una pericolosa tentazione, è un’offesa che si fa al buon Dio, il quale -come dicevamo- ha fatto sì che ogni anima sia capace di fare “esattamente” la sua volontà.

C’è però una domanda: credere che si è pur sempre geni in qualcosa non vuol significare rinunciare alla preziosissima virtù dell’umiltà?

Niente affatto. L’umiltà non è la falsa modestia, che sarebbe pur sempre un difetto.

L’umiltà non è nemmeno la rinuncia ad un’opportuna autostima, che è necessaria perché l’uomo non si butti giù.

L’umiltà è capire che tutto ciò che di grande abbiamo non è veramente nostro: non ci appartiene.

L’unico merito che eventualmente avessimo sarebbe nel trafficare bene i talenti che gratuitamente abbiamo ricevuto.

Ecco: gratuitamente!

Pensiamo ad un luminare della medicina il quale non si limita a farsi compensare onestamente per condurre una vita dignitosa e conforme al suo stato, bensì a farsi compensare in maniera sproporzionata. Ebbene, in tal modo metterebbe a servizio il suo talento non per tutti, ma solo per alcuni. Come se il talento che ha fosse davvero suo, quando invece è un dono: …gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Matteo 10).

Nessuno, pertanto, è così stupido da non possedere nulla. Piuttosto la vera stupidità è quando ci si illude che la propria bravura non sia un dono che gratuitamente si è ricevuto.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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