di Pierfrancesco Nardini
n.204
Domanda: Che ci ordina il settimo comandamento?
Risposta: Il settimo comandamento ci ordina di restituire la roba agli altri, di riparare i danni colpevolmente arrecati, di pagare i debiti e la giusta mercede agli operai.
n. 205
Domanda: Chi potendo, non restituisce o non ripara, otterrà perdono?
Risposta: Chi potendo, non restituisce o non ripara, non otterrà perdono, anche se a parole si dichiari pentito.
Il settimo comandamento non si limita a proibire il furto o l’ingiustizia verso il prossimo, ma ci esorta ad agire positivamente, con giustizia e rettitudine. Esso ordina di restituire ciò che appartiene ad altri, di riparare i danni causati, di pagare i propri debiti e di riconoscere il giusto compenso a chi lavora. È Gesù che lo ha insegnato, spesso (ad es. in Lc 19, 1-10), e il Suo insegnamento era stato anticipato nella Scrittura (Ez 33, 14-15) e ripreso dalla Chiesa da subito (“non vien perdonato il peccato se non si restituisce il maltolto”, S. Agostino, Ep. 153, Ad Macedon., 20) In questo comandamento troviamo, dunque, un riflesso dell’amore ordinato, fondamento della società e delle relazioni umane. La restituzione del bene sottratto o danneggiato non è solo un obbligo morale, ma anche una forma concreta di giustizia, come sottolineato da San Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae, II-II, q. 62, a. 2). Questo principio include non solo i beni rubati, ma anche la restituzione di oggetti ritrovati di cui si conosce senza errore il proprietario e il risarcimento dei danni colpevolmente arrecati, o anche solo che si è collaborato a procurare; include anche il corrispondere il valore di quanto rubato, se non se ne è più in possesso. Riconoscere e onorare i propri debiti è una delle espressione più alte di onestà e fedeltà agli impegni. È importante ricordare che il debito non è solo economico, ma anche morale: chi ha contratto un impegno deve onorarlo. Il Salmo 37 ci ricorda: “il malvagio prende in prestito e non restituisce, ma il giusto ha compassione e dà” (Sal 37, 21). Non restituire un prestito comporta un danno, è evidente.
Il comandamento include un monito particolare verso chi ha responsabilità sui lavoratori: si deve riconoscere loro il giusto salario e condizioni dignitose. Anche questo è insegnato chiaramente nella S. Scrittura: “ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto le vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore degli eserciti” (Gc 5, 4). Negare il giusto compenso è un atto grave, poiché viola la giustizia commutativa e offende la dignità dell’uomo, creato a immagine di Dio. E, come specifica con chiarezza S. Gregorio VII, la Legge divina non si limita a chiedere un pentimento “a parole”: “chi vuole pentirsi deve davvero avere la volontà risoluta di osservare la legge divina; e chi, potendo, non restituisce, non è pentito dei suoi falli, né osserva il settimo comandamento del Signore” (Lett. ai vescovi britannici). Il mancato reale pentimento, come d’altronde vale per tutti i peccati, comporta la nullità della Confessione (v. S. Agostino, Ep. 54) col rischio di dannarsi “irremissibilmente” (San Tommaso d’Aquino, Summa Theol., II-II, q. 62, a. 2)
Il settimo comandamento ci richiama, quindi, a vivere in una giustizia, per così dire, attiva, che non si limita a evitare il male ma cerca anche di costruire il bene. Questo implica che non possiamo vivere solo per noi stessi, ma dobbiamo avere cura anche dei bisogni altrui. Sant’Agostino ci illumina su questa prospettiva: “l’amore autentico non commette ingiustizie e cerca sempre il bene del prossimo”.
Stiamo parlando, in sostanza, non solo di un mero precetto negativo, ma anche di un invito a costruire relazioni umane fondate sulla giustizia e sulla carità. Gli atti suddetti manifestano, infatti, concretamente l’amore per il prossimo e la volontà di vivere secondo l’ordine voluto da Dio. Solo rispettando questi principi possiamo contribuire a una società più giusta e a un’autentica testimonianza cristiana. Come commenta il Dragone: “non illudiamoci! non c’è perdono senza restituzione, quando è possibile; e quando non è possibile occorre la volontà di riparare e restituire appena possibile”.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
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