A cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: Perché la Chiesa ci impone astinenze e digiuni?
Risposta: La Chiesa ci impone, in conformità dell’esempio e della dottrina di Gesù Cristo, astinenze e digiuni, per penitenza dei peccati, per mortificazione della gola e delle passioni, e per altre necessità particolari.
L’astinenza e il digiuno non sono semplici pratiche disciplinari, né meri obblighi esterni. Hanno un valore profondamente spirituale, che affonda le radici nell’esempio e nell’insegnamento di Cristo, e quindi nella Sacra Scrittura, nella Tradizione apostolica e nella sapienza della Chiesa. Gesù Cristo, per insegnarci la necessità di penitenza e digiuno, stette nel deserto per 40 giorni e 40 notti, pur non avendone Lui bisogno.
La prima ragione che San Pio X indica nel suo Catechismo è la penitenza dei peccati. “I nostri peccati creano un immenso debito di pena, da scontrarsi con la penitenza in questa vita, o nel Purgatorio. La Chiesa è madre pietosa e vuole indurci a fare penitenza” (Dragone). Ognuno, inoltre, combatte quotidianamente contro le inclinazioni disordinate della natura ferita dal peccato originale. Il digiuno, inteso nel suo senso spirituale più profondo, è un atto con cui il cristiano riconosce la propria miseria e, umiliandosi davanti a Dio, si unisce alla Passione del Signore. Come dice san Tommaso d’Aquino: “il digiuno è diretto a bruciare i peccati, a sollevare lo spirito, a offrire un sacrificio a Dio” (Summa Theol., II-II, q.147, a.1). La privazione del cibo non è, perciò, fine a se stessa: è mezzo per orientare l’anima a Dio, distogliendola dalla schiavitù del piacere materiale.
Il digiuno diventa inoltre un atto di mortificazione della carne, ossia di dominio su di essa. L’esempio di San Paolo è di grande aiuto: “…castigo il mio corpo e lo riduco in servitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso venga squalificato” (1Cor 9, 27).
Non si deve cadere nelle esagerazioni che arrivano a fare intendere il corpo come un nemico. Non è così, ma il corpo va educato. E l’educazione del corpo, soprattutto in una cultura come quella attuale, che idolatra la soddisfazione immediata dei desideri, passa anche attraverso il digiuno.
La gola, fra le passioni, è quella che più facilmente si insinua nella vita quotidiana e che più facilmente conduce all’intemperanza, alla tiepidezza, all’ignavia. Motivo per cui viene espressamente indicata da San Pio X.
Cosa dobbiamo intendere infine con l’espressione generica “altre necessità particolari”? La Chiesa ha sempre saputo che nei momenti di prova (pestilenze, guerre, carestie…) il popolo cristiano deve rispondere con la preghiera e con il digiuno e, quando lo ha fatto, ha ottenuto grandi interventi da parte della Provvidenza. È l’imitazione dei profeti e dei santi: “…nel digiuno e nel pianto ritornate a me con tutto il cuore” (Gioele 2, 12).
Astinenze e digiuni sono, in sostanza, strumenti della grazia, armi spirituali e segni di amore. Rinunciando a qualcosa di lecito, offriamo a Dio un piccolo sacrificio. In cambio, riceviamo la libertà interiore, il distacco dai beni transitori e una più profonda unione con Lui e la Sua Croce. “Chiunque si esercita nel digiuno e nella mortificazione, custodisce la propria anima e si fortifica contro le tentazioni del demonio” (S. Agostino, Sermo 207).
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