In un antico borgo del nord, al centro della piazza principale, vi era un vecchio pozzo magico che invece di fornire acqua, forniva vino. Esso era tanto magico che il suo vino non si sarebbe mai esaurito. Nessuno sapeva chi lo avesse costruito. Tutti gli abitanti del fortunato borgo si fornivano del vino, senza doverlo fare da sé sudando e lavorando sodo e…senza doverlo acquistare. Perciò nel borgo non vi erano osterie, non ve ne erano mai state. Il vino del pozzo magico, inoltre, aveva una proprietà eccezionale: lo si poteva bere a volontà, senza che ubriacasse. Era dolce come il nettare, abboccato come uno sciroppo, squisito come la gioia…e come nessun vino fosse stato mai.
Un giorno, però, accadde che venne ad abitare nel borgo una vecchia e brutta strega. Ella, senza pensarci su due volte, aprì un’osteria. Il popolo credette che la vecchia fosse una pazza. “E’ mai possibile –pensarono tutti- che questa vecchia sia tanto stupida da aprire un’osteria nel nostro borgo, dove il vino è gratuito, buonissimo e non fa male?” Ma la vecchia strega sapeva il fatto suo e non badò alle dicerie della gente. La sua osteria per anni rimase vuota, ma ella non demorse; anzi decise di tendere un tranello: con un incantesimo si trasformò in una donna bellissima e così fece pazzamente innamorare un giovane artigiano che aveva la sua bottega proprio di fronte all’osteria. Lo invitò, lo ammaliò con mille arti incantatrici e gli fece bere un boccale del suo vino. Questo, anche se meno buono di quello del pozzo magico, aveva una straordinaria proprietà: una volta bevuto, anche un solo boccale, ubriacava terribilmente, non se ne poteva fare più a meno e faceva anche perdere la memoria, facendo dunque dimenticare altri vini, anche quelli molto più buoni. E così il giovane artigiano cadde nella trappola: non passava giorno in cui non era costretto ad andare all’osteria a spendere tutti i propri averi per bere quel vino, che non era poi tanto buono. Anche la donna bellissima non c’era più, perché la strega, ormai catturato il giovane artigiano, era ritornata brutta e vecchia.
Il giovane artigiano era nella completa disperazione; aveva dissipato quasi tutti i suoi averi e non poteva più comperare il vino per ubriacarsi. Una notte -la disperazione era giunta al culmine- bussò alla porta della strega. “Datemi un po’ del vostro vino, -implorò con le lacrime agli occhi- ve ne prego!” “Hai i soldi?!” Domandò la strega. “No, ora no, ma vi giuro che ve li darò non appena me li sarò procurati.” La strega ghignò crudelmente, non volle sentir ragioni e sbatté la porta in faccia al giovane.
La stessa scena si ripeté immancabilmente per ancora molti giorni, fin quando la strega disse al giovane: “Se vuoi il mio vino senza pagare, dovrai rendermi un servizio: convincere tutti gli abitanti del borgo ad assaggiare il mio vino.” Il giovane non poté che accettare e disse a tutti che il vino dell’osteria era molto più buono di quello del pozzo e valeva comprarlo. Così, in pochi mesi, tutto il borgo fu schiavo della strega. Oramai la gente si ubriacava all’impossibile, compiva atti inumani, spendeva tutti i propri averi…e aveva del tutto dimenticato di poter possedere gratuitamente un vino molto più buono. Al pozzo non andava più nessuno ad attingere e il suo vino aumentava sempre di più, fin quando straripò ed iniziò ad allagare le strade, le viuzze, i crocicchi, le piazze del borgo; ma la gente non se ne accorse, perché non poteva più ricordare altro vino che non fosse quello della strega.
Un giorno, però, giunse nel borgo un giovane cavaliere. Questi ovviamente si meravigliò nel vedere tanto vino per le strade e ne chiese il perché, ma gli risposero che era acqua colorata e che doveva farsi i fatti suoi. Si accorse poi che tutto quel vino proveniva dal pozzo, lo assaggiò e lo trovò squisito. Ma la sua meraviglia arrivò al culmine quando vide l’osteria e la gente ammassarvisi per pagare il vino che desideravano acquistare. “E’ incredibile! –pensò assistendo a quello strano spettacolo- Non ho mai visto gente più stupida di questa: hanno la possibilità di bere gratuitamente vino buonissimo, e invece comprano e sperperano i loro averi.”
Fu tanta la meraviglia del cavaliere che per ore ed ore non riuscì a distogliere il suo sguardo dall’osteria, mentre pensava e ripensava. La strega lo notò e fiutò il pericolo: allora, con il solito incantesimo, si trasformò nuovamente in una donna bellissima, gli andò vicino e gli sedette accanto. “Bel cavaliere, cosa fai qui, tutto solo e pensieroso?” Gli domandò sorridendo. Ma anche il cavaliere fiutò il pericolo e dal momento che possedeva tanta astuzia da far invidia a tutte le volpi di tutti i boschi della terra, rispose altrettanto sorridente: “Sono forestiero. E’ l’inospitalità di questo borgo ancora non mi ha permesso di trovare una compagnia con cui bere questo meraviglioso vino.” E con le mani prese il vino che scorreva lungo la strada e lo bevve di gusto. La strega sentì rodersi dall’invidia e cercò di sfruttare la sua finta bellezza. “Bel cavaliere, -gli disse dolcemente- è da tempo che uno straniero non viene nella mia osteria. Vieni ti farò assaggiare il mio vino che è molto più buono di quello che scorre sotto i piedi.” Il cavaliere sorrise ancora. “Accetto l’invito, -disse- a patto però che tu prima assaggi questo buon vino che scorre sotto i nostri piedi.” A queste parole, la strega sentì ancor più rodersi dall’invidia e non riuscì a conservar l’incantesimo: divenne nuovamente brutta e vecchia; e dovette scappar via.
Il cavaliere allora capì che doveva esserci stato un inganno perché la gente di quel borgo si comportasse così stranamente, e capì anche cha la strega doveva avere molte responsabilità in questo. Furtivamente, una notte, s’introdusse nella cantina dell’osteria, svuotò tutte le botti e le riempì con il vino del pozzo magico. Il giorno dopo accadde quello che non non poteva non accadere: tutti i clienti dell’osteria, bevuti i primi boccali, si guardarono nei visi perplessi e si complimentarono con la vecchia per quel vino ancora più buono, ma non potettero ricordare che esso era vino che già conoscevano. Poi si accorsero lietamente che con quel nuovo vino non si ubriacavano.
Intanto la strega si meravigliava: i giorni trascorrevano e la gente beveva il suo vino senza però ubriacarsi ed esserne più schiavo. Una notte, decise di andare a controllare giù in cantina e, meraviglia delle meraviglie, sorprese il giovane cavaliere che sostituiva il vino. “Come ti sei permesso, ficcanaso?!” Gli urlò. Ma il cavaliere preferì non rispondere e brandì la spada. Dopo poco immobilizzò la strega, la legò ben bene e la condusse in piazza. Dopo aver fatto svegliare tutti gli abitanti del borgo, in piena notte, disse a gran voce: “Il vino che state bevendo in questi giorni è il vino che bevevate prima che questa strega venisse nel borgo a portare il suo vino. E’ il vino che gratuitamente attingevate dal pozzo magico, è il vino che non vi faceva ubriacare, che non vi faceva agire disumanamente e che non vi faceva sperperare i propri averi. E’ il vino che non vi faceva dimenticare nulla, perché esso è tanto buono che non teme confronti! Ricordatevi, gente di questo borgo, solo ciò che è cattivo e pieno di vizi, come il vino di questa strega, desidera far perdere la memoria, perché sa di non poter reggere alcun paragone.”
Così, grazie al giovane cavaliere, la gente del borgo comprese la verità, cacciò la strega malvagia che aveva voluto abbindolarli, e capì che tra le virtù irrinunciabili dell’uomo vi è la capacità di ricordare e da allora, bevendo contenti il vino del pozzo magico, tutti decisero di rifuggire da coloro i quali li avrebbero invitati ad annullare la memoria: l’esperienza vissuta era stata troppo pericolosa.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Be the first to comment on "Apologetica con le fiabe: “Il pozzo magico”"