Apologetica con i proverbi: “Meglio vivere senza paura che morire con vergogna” (proverbio gallese)

Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.


1.Un celebre filosofo contemporaneo, Martin Heidegger (1889-1976), il cui pensiero è tutt’altro che condivisibile, dice una cosa interessante: la morte è una sorta di “principio di definizione dell’uomo”. Si tratta di un’affermazione vera per due motivi.

2.Il primo motivo è perché il senso della morte costituisce il vivere dell’uomo. L’uomo, infatti, è un essere che sa di morire e, proprio per questo, è tutto proteso verso l’eterno, tant’é che l’ateismo o la dimenticanza del sacro li si possono ritrovare a livello singolo, ma non sono stati mai ritrovati a livello sociale: una società atea non è mai esistita.

3.Il secondo motivo per cui si potrebbe affermare che la morte sia una sorta di “principio di definizione dell’uomo” è il fatto che se ci si riflette è proprio la morte, cioè come si muore, ad essere decisivo. Il Cristianesimo lo afferma chiaramente: l’anima verrà giudicata così come sarà trovata in punto di morte. Se l’anima è in grazia, si salverà. Se l’anima è in stato di peccato grave, si dannerà.

4.Il proverbio gallese sembra però aggiungere anche un altro spunto di riflessione, e cioè che se l’uomo vuole davvero essere uomo non deve aver paura della morte. Certo, la morte non si può amare in sé, in quanto essa si configura come qualcosa di non conforme all’umano. Ricordiamo che nel progetto originario di Dio non doveva esserci la morte. Se infatti non fosse accaduto il peccato originale, la morte non ci sarebbe stata, e ognuno sarebbe salito al Cielo con il proprio corpo. Ciò che è toccato a Maria Santissima in quanto preservata dal peccato originale. Pertanto è giusto temere la morte, ma ciò non giustifica alcuna fobia della morte. Anzi, il vero uomo non deve considerarla come qualcosa di opprimente come questione non risolta. Il sepolcro vuoto di Cristo ha risolto la morte.

5.Il  proverbio gallese, dunque, ci dice che lo spessore dell’uomo si misura dal non lasciarsi paralizzare o anche solo condizionare dalla paura della morte. L’uomo, ogni uomo, il più robusto ma anche il più fragile, il più colto ma anche il più semplice, perfino i bambini…insomma tutti sono chiamati a fondare la propria vita su una dimensione eroica. D’altronde questo può essere solo dell’uomo, perché solo l’uomo ha l’anima, perché solo l’uomo ha la dimensione spirituale, perché solo l’uomo è una creatura non riducibile al proprio ventre.


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