Apologetica con le fiabe: “La gazzella”

Un tempo, in un’antica terra d’Oriente, vivevano un re ed una regina molto anziani. La loro unica felicità consisteva non nelle tantissime terre che possedevano, né tantomeno nella saggezza e nella giustizia di cui il buon Dio aveva fatto dono alle loro auguste persone, ma nel loro unico figliuolo, prima desideratissimo e poi amatissimo: il principe Aguzin. Di bell’aspetto, di astuzia spiccata e di intelligenza straordinaria, egli crebbe forte e sicuro tra le cure delicatissime degli anziani genitori. 

Trascorse diverso tempo prima che il principe Aguzin decidesse di prender moglie: ormai le insistenze dei genitori erano divenute insopportabili. “Figliuolo –gli dicevano continuamente il re e la regina- noi ormai siamo vecchi, vuoi forse farci morire senza darci la gioia di conoscere la futura regina?” E così il principe, per non dar dispiacere agli amati genitori, si convinse che ormai era tempo di pensare al matrimonio. Ma i giorni, i mesi e perfino gli anni trascorrevano senza che questi riuscisse ad incontrare la fanciulla che gli facesse infiammare il cuore. I genitori erano disperati. Non restava altro da fare che organizzare feste, incontri con l’aristocrazia di altre terre per cercare la donna che avesse potuto conquistare il principe. Il re e la regina si diedero da fare: non vi era sera che il bellissimo palazzo reale non ospitasse nuove visite di sconosciuti nobili con figlie dalla bellezza straordinaria. Ma il principe Aguzin le guardava, parlava loro e poi le rifiutava come se fossero state fanciulle di bassa lega, mentre quelle poverette finivano col trascorrere in pianto i loro giorni, perché nessuna di loro non ritornò a casa innamorata del principe.

Trascorse ancora qualche anno. Il re e la regina, sempre più invecchiati, si prodigavano ancora ad organizzar feste ed incontri…e il principe si prodigava nel rifiutare tutte le fanciulle straniere che gli venivano offerte, fin quando il giovane non prese una decisione. “Se proprio mi devo sposare senza innamorarmi –disse ai genitori- tanto vale che mi sposi una fanciulla delle mie terre e non una straniera, malgrado sarà difficile trovare una fanciulla nobile da queste parti.” “Sposati pure una capraia –gli risposero il re e la regina- basta che ti sposi.”

Il principe Aguzin non scelse proprio una capraia, ma non scelse nemmeno una fanciulla nobile. Presso la fonte dove andava spesso ad abbeverarsi finita la caccia, incontrò un giorno una fanciulla stupenda: ancor più stupenda delle fanciulle straniere che per anni avevano affollato il palazzo reale. I suoi occhi erano color verde smeraldo, i suoi capelli neri come la notte senza la luna, la sua pelle candida come l’alba. Il principe Aguzin, appena la vide, immediatamente comprese la bellezza unica che gli stava dinanzi; sentì, come natura impone, una profonda attrazione per lei, ma anche di questa bellezza, unica come la luna e lucente come il sole, non riuscì ad innamorarsi. Ed egli pensò: “Anche se non me ne sono innamorato, sposerò ugualmente questa fanciulla, che se non altro è bella come una notte stellata di agosto.” Così, con il re e la regina che non riuscivano più a tenersi nei panni dalla gioia, fu finalmente decisa la data delle nozze.

Anche la fanciulla dagli occhi color smeraldo non riusciva a tenersi più nei panni dalla contentezza e non vedeva l’ora di poter sposare l’uomo di cui si era fortemente innamorata. Il principe, invece, si era rassegnato a non potersi innamorare, ma viveva ugualmente sereno in attesa di quelle nozze che gli avrebbero dato la possibilità di considerar totalmente sua quella stupenda fanciulla dagli occhi color smeraldo.

Ma qualcosa d’inspiegabile accadde. Era un pomeriggio piovoso e la caccia non poté effettuarsi, così il principe, che fino ad allora non aveva mai visitato l’abitazione della fanciulla dagli occhi smeraldo, decise quel giorno di farlo. Se ne pentì. La fanciulla con amorevole cura lo condusse nelle sue stanze e non mancò di fargli vedere anche un piccolo ripostiglio dove ella custodiva alcuni animali. In un angolo vi era una gabbia di bambù di media grandezza e in essa, rinchiusa, una gazzella dal pelo irto e grigio. Il principe dapprima guardò l’animale con curiosità. “Povera gazzella –disse alla sua futura sposa- fa davvero pena vederla qui rinchiusa in questa gabbia.” Poi fissò più attentamente la gazzella e, mentre la fissava, la bestiola sollevò il muso e guardò anch’essa il principe. Gli sguardi s’incrociarono e Aguzin avvertì il cuore battergli forte, allora abbassò il capo e scappò via.

Quella notte il principe non riuscì a prender sonno: si girava e rigirava nervosamente nel letto, mentre mille strani pensieri gli ingombravano la mente. Lo sguardo di quella povera gazzella imprigionata non riusciva ad abbandonarlo, e ovunque cercasse di soffermare la propria mente, immediatamente ripensava a quello che non riusciva a dimenticare. Il mattino seguente, era ormai giunto alla completa esasperazione, si recò nell’abitazione della fanciulla dagli occhi color smeraldo, per chiederle di poter rivedere l’animale. La fanciulla rimase stupita della richiesta del principe, ma non aveva l’autorità per opporsi. Il cuore di Aguzin batté ancora più forte quando rivide la povera gazzella. Gli sguardi s’incrociarono nuovamente e il principe, avvertendo il cuore borbottargli in gola, sentì conquistarsi da un sentimento strano, soavissimo e dolcissimo: era l’amore.

Intanto, la data delle nozze si avvicinava e non trascorreva giorno che il principe non si recasse nell’abitazione della sua futura sposa, che era sempre più meravigliata dello strano comportamento di Aguzin. D’altronde il principe non riusciva a controllarsi: dopo essersi recato ad osservare la gazzella, se ne pentiva e meditava e rimeditava sulla sua pazzia non riuscendosi a capire; poi, il giorno seguente, il ricordo degli occhi e il muso di quella bestiola non lo lasciavano in pace e gli infondevano un terribile desiderio di rivederli, decise, come un pover’uomo che ha perso ormai il senno, di recarsi a mendicare una visita nell’abitazione della fanciulla dagli occhi color smeraldo.

I giorni trascorrevano ancora e il principe si comportava sempre più stranamente, contemplando ore ed ore quell’insignificante gazzella. La sua futura sposa non riusciva a capire. “Il principe –corse a dire al re e alla regina- non riesce ad incantarsi dinanzi ai miei bellissimi occhi color smeraldo, così come invece riesce ad incantarsi dinanzi agli spenti ed indifferenti occhi di quell’inutile gazzella!” Ma il re e la regina non diedero peso alle parole della fanciulla e continuarono a trascorrere serenamente i giorni che ancora mancavano alle nozze.

Intanto, il principe Aguzin viveva una angoscia tremenda: il suo amore per la gazzella aumentava sempre più, ma la sua intelligenza e il suo equilibrio gli facevano ben capire dell’impossibilità di quello strano amore. “E’ mai possibile –pensava- che mi sia potuto innamorare di un animale, quando ho a mia disposizione una fanciulla bellissima che non vedo l’ora di far mia sposa?” Infatti, oltre al fatto di trovarsi a considerare l’amore verso l’animale, il principe non provava nessuna attrazione fisica verso quella gazzella, così come invece provava tanto verso quella stupenda creatura, qual era la fanciulla dagli occhi smeraldo.

Cercò allora di consolarsi che un giorno, dopo che si fosse sposato, avrebbe potuto portare almeno nella sua reggia quella povera ed imprigionata gazzella. Ma, malgrado tutto quello che riuscisse a pensare e con il quale riusciva anche a consolarsi, ormai Aguzin aveva perso la pace: continue inquietudini gli turbavano l’animo e un’angoscia indescrivibile lo assillava; avvertiva per quella gazzella il vero sentimento dell’amore così come aveva provato quando già da fanciullo, e poi mai più gli era capitato, si era innamorato di qualche ragazza. Pensava a quella gazzella: di giorno, di notte, nelle battute di caccia, nei banchetti e il suo viso era triste, sempre triste…e il re, la regina e la fanciulla dagli occhi color smeraldo se ne chiedevano il perché.

Ormai la data fissata per le nozze era giunta. Proprio la sera prima, il principe, approfittando dell’assenza della sua futura sposa, volle ripetere la visita quotidiana alla gazzella. Ma un tremendo dolore lo stava ad attendere: si accorse che la bestiola giaceva senza vita nella sua gabbia. Il viso del giovane si riempì di lacrime. Aguzin la prese tra le sue braccia e, nel profondo della notte, la condusse tra gli alberi per seppellirla. Ma, mentre camminava, piangeva e pregava, sentì il peso farsi più pesante e, meraviglia delle meraviglie, si accorse che il corpo della gazzella si trasformava in una fanciulla, non bella quanto la fanciulla dagli occhi color smeraldo, ma bella quanto bastava. La pelle, pallida per l’ombra della morte, era vellutata e morbida e i capelli, bruni, le coprivano disordinatamente la fronte. Il principe, meravigliato e stupito, ebbe la forza di adagiarla a terra e non poté trattenersi dal baciarla; cosa che non avrebbe mai avuto il coraggio di fare ad un animale.

Fu così che il principe Aguzin capì: quella giovane non era mai stata gazzella. Era sempre stata una semplice fanciulla e basta. Tempo fa se n’era innamorato, ma ella era così semplice, di una bellezza così normale, che aveva preferito convincersi che non fosse fatta per lui. L’aveva conosciuta in giovinezza, ma aveva tradito la sua memoria, perché voleva aspirare a qualcos’altro, a ciò che i nuovi gusti imponevano. Per giustificare il suo rifiuto, l’aveva voluta vedere animale. E invece quella fanciulla era nella reggia perché desiderava amarlo. Aveva avuto la sapienza e la saggezza della discrezione, e, pur sapendosi ritenuta diversa, non si era imposta.

Il principe adesso non aveva nemmeno più il coraggio di piangere, ma comunque una lacrima gli scivolò sul viso e cadde su quello della fanciulla. Ella si scosse, la lacrima seppe spazzar via l’ombra della morte e due occhi color nocciola si schiusero; il principe li guardò e subito se ne innamorò sicuro che sarebbero stati gli occhi della sua vera sposa…malgrado quegli occhi non fossero belli come quelli della fanciulla dagli occhi smeraldo.


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