A cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa, dove si conserva?
Risposta: Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa si conserva nella Sacra Scrittura e nella Tradizione.
Domanda: Che cos’è la Sacra Scrittura?
Risposta: La Sacra Scrittura è la raccolta dei libri scritti per ispirazione di Dio nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, e ricevuti dalla Chiesa come opera di Dio stesso.
San Pio X definisce la Sacra Scrittura come “la raccolta dei libri scritti per ispirazione di Dio (…) ricevuti dalla Chiesa come opera di Dio stesso”.
Questa definizione è essenziale, perché chiarisce subito un punto oggi spesso confuso o, peggio, negato: la Bibbia non è un libro religioso come gli altri, né una semplice testimonianza della fede di un popolo. È Parola di Dio, affidata agli uomini, ma di origine divina.
Quando si parla di “libri scritti per ispirazione di Dio”, non si intende dire che Dio abbia dettato parola per parola come sotto dettatura meccanica. La Tradizione cattolica insegna che Dio (lo Spirito Santo) si è servito di autori umani, detti agiografi. Essi erano intelligenti e liberi, ma Dio, rispettando il loro stile, la loro cultura e il loro linguaggio, li guidò in modo tale che ciò che hanno scritto fosse esattamente ciò che Egli voleva comunicare per la nostra salvezza.
Questa ispirazione vale per “tutti i libri della Sacra Scrittura con tutte le loro parti” (Concilio Vaticano I, Sess. 3, can. 4) e per tutto ciò (cose, proposizioni, ecc…) contenuto in essi (Leone XIII, Enc. Providentissimus Deus, 18.11.1893).
San Tommaso d’Aquino afferma con chiarezza che “l’autore della Sacra Scrittura è Dio” (Summa Theol., I, q. 1, a. 10).
Questa verità crea un limite invalicabile, toglie credibilità a molte interpretazioni moderne che riducono la Bibbia ad un testo simbolico o puramente storico. La Scrittura è vera, perché Dio è vero.
La Sacra Scrittura comprende il Vecchio e il Nuovo Testamento. Questi non sono due libri separati o in contrasto, ma due parti di un’unica storia di salvezza. Il Vecchio Testamento prepara e annuncia; il Nuovo compie e realizza. Separarli o opporli -come troppe volte avviene oggi- significa non comprendere il disegno di Dio. Sant’Agostino lo esprime in modo semplice e profondo: “Il Nuovo Testamento è nascosto nel Vecchio, il Vecchio è svelato nel Nuovo” (Quaestiones in Heptateuchum, II, 73). Questa unità tra Vecchio e Nuovo Testamento impedisce letture arbitrarie e ci ricorda che la Scrittura va letta nel suo insieme, non selezionando solo i passi più graditi o “attuali” (“sport” sempre più diffuso).
Come avere certezza che è Dio l’autore principale della Sacra Scrittura? Intanto gli agiografi erano persone oneste e virtuose di cui nulla ci porta a non dar loro credibilità, tanto più che accettarono di sopportare sofferenze e martirio per non negare la verità rivelata della Sacra Scrittura.
I vari libri che compongono la Bibbia sono stati, inoltre, scritti da autori diversi e lontani tra loro nel tempo, nei luoghi e nella cultura, senza mai però una contraddizione tra loro.
Tutte le profezie della Bibbia si avverano, alcune anche molti secoli dopo: solo Dio, onnisciente, poteva fare una cosa del genere.
E, infine, è Cristo stesso che conferma l’ispirazione divina della Sacra Scrittura.
San Pio X sottolinea, poi, che la Sacra Scrittura è ricevuta dalla Chiesa come opera di Dio stesso. Questo è un altro punto decisivo.
La Chiesa non crea la Scrittura, ma la riceve, la custodisce e la interpreta autenticamente. Non ne ha la disponibilità come un autore ha su una sua opera, non può cambiarla. Deve difenderla e insegnarla così come rivelata da Dio. Senza la Chiesa, non avremmo la certezza su quali libri siano ispirati e quali no.
Nel Vangelo, Cristo stesso le affida questa autorità: “Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26).
La Tradizione cattolica ha sempre insegnato che Scrittura, Tradizione e Magistero non sono in concorrenza, ma inseparabili. Oggi, invece, nella protestantizzazione sempre più diffusa si sente spesso sostenere l’idea che ciascuno possa interpretare la Bibbia secondo il proprio sentire. Questo porta inevitabilmente alla confusione (eufemismo…) dottrinale.
Nel nostro tempo la Bibbia è spesso ridotta a strumento emotivo, a testo motivazionale o, peggio, piegata ad ideologie estranee alla fede cattolica. Si estrapolano frasi, si ignorano i passaggi scomodi, si reinterpretano verità chiare per adattarle allo spirito del mondo.
San Pio X, pur scrivendo all’inizio del Novecento, aveva già compreso il pericolo: quando la Scrittura viene separata dalla Tradizione, perde il suo senso autentico.
Il cambiamento della società non rende la Parola di Dio superata; semmai rende più urgente una lettura fedele, ordinata e rispettosa.
La Sacra Scrittura, in conclusione, non è un libro del passato, ma una Parola viva, data per guidare l’uomo alla verità e alla salvezza. Essa va letta con rispetto, con fede e sotto la guida della Chiesa, non come un testo qualunque, ma come ciò che realmente è: Parola di Dio rivolta all’uomo.
Sant’Agostino ricordava che “quando si leggono le divine Scritture, è Dio stesso che parla” (Enarrationes in Psalmos, 85, 1).
Le parole di San Pio X in questo numero del suo catechismo, con la chiarezza tipica dei questo Papa, ci invitano a recuperare uno sguardo soprannaturale sulla Bibbia: non un testo da giudicare, ma una voce da ascoltare; non uno strumento da usare, ma un dono da accogliere con umiltà e obbedienza.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei tre Sentieri
Be the first to comment on "Commento del Catechismo di San Pio X (nn.233-234)"