1.In merito all’Immacolata Concezione di Maria, l’argomentazione di Giovanni Duns Scoto (1265/66-1308) è particolarmente importante perché riesce a risolvere la principale difficoltà che, nel Medioevo, impediva a molti grandi teologi di accettare l’Immacolata Concezione: se Maria non avesse mai avuto il peccato originale, come sarebbe potuta essere redenta da Cristo e quindi come sarebbe stato possibile salvaguardare la verità dell’universalità della redenzione operata da Cristo? Scoto risponde elaborando il concetto di redenzione preservativa.
2.Scoto parte non tanto da Maria, quanto da Cristo. Cristo è certamente il Redentore universale e il Mediatore perfettissimo. Ora, proprio perché Cristo è il Redentore perfettissimo, può redimere una creatura in maniera ancora più perfetta che semplicemente cancellandole un peccato già contratto. Insomma, ci sono due modi in cui un salvatore può salvare qualcuno: liberarlo da un male nel quale è già caduto; oppure impedire che cada in quel male. Il secondo modo è quello più perfetto. Scoto scrive, nell’Ordinatio, III, dist. 3, q. 1, che è mediatore più perfetto colui che previene l’offesa rispetto a colui che si limita a riconciliare dopo che l’offesa è avvenuta. Questa è la famosa redemptio praeservativa, la redenzione preservativa. Insomma, Scoto non sostiene che Maria non avesse bisogno della Redenzione. Maria, in quanto discendente di Adamo, avrebbe contratto il peccato originale come ogni altro essere umano se non fosse intervenuta la grazia di Cristo.
3.Rimaneva un’altra difficoltà: come può Cristo redimere Maria prima della sua Passione? Per Scoto non c’è difficoltà. I meriti della Passione di Cristo possono essere applicati da Dio anticipatamente. Del resto — osserva — anche i giusti dell’Antico Testamento ricevettero la grazia in virtù dei meriti futuri della Passione. Se i meriti di Cristo poterono essere applicati ad Abramo prima del Calvario, potevano essere applicati in maniera ancora più radicale a Maria, fin dal primo istante della sua esistenza.
4.C’è infine il principio spesso riassunto nella formula: “Potuit, decuit, ergo fecit”, ovvero: “Dio poteva farlo; era conveniente che lo facesse; dunque lo fece”. Bisogna però fare una precisazione storica: la formula, nella sua forma proverbiale, non è letteralmente di Duns Scoto, anche se sintetizza abbastanza bene il suo procedimento argomentativo ed era già presente nella tradizione teologica precedente. La formula risale all’XI secolo ed è inizialmente attribuita al monaco Eadmero di Canterbury (morto nel 1126), amico e biografo di sant’Anselmo di Aosta. Il ragionamento autenticamente scotista è più prudente: Dio poteva fare in modo che Maria non fosse mai nel peccato originale, oppure che vi fosse per un istante, oppure che ne fosse successivamente purificata. Fra queste possibilità, bisogna attribuire alla Vergine quella che esprime la maggiore perfezione, purché non contrasti con la Scrittura e con l’autorità della Chiesa.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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