Che giudizio avere del pensiero di Max Weber?

1.Max Weber nasce in Germania nel 1864 da una famiglia borghese di convinzioni liberali. Anch’egli si dichiarò liberale. Per inciso: qualcuno lo anche definito come il “Marx della borghesia”. Si laureò in Giurisprudenza. Verso i trent’anni, a causa di un forte esaurimento nervoso, dovette abbandonare l’insegnamento. Tale pausa fu però fruttuosa per lo sviluppo dei suoi studi. Con la Prima Guerra Mondiale fu prima interventista poi pacifista. Parteciperà attivamente all’elaborazione della Costituzione della Repubblica di Weimer. Personalmente collaborò alla stesura del famoso articolo 48 di quella Costituzione, il quale prevedeva, in caso di emergenza, che il Presidente della Repubblica potesse sospendere le garanzie costituzionali. Questo articolo favorì poi l’avvento di Hitler. Fu critico tanto del nazionalismo quanto del marxismo e del leninismo. Morì nel 1920 a causa dell’influenza detta spagnola.

2.Gli scritti di Weber si è soliti dividerli in cinque gruppi. Primo gruppo: Scritti di Storia. Secondo gruppo: Scritti di sociologia della religione. Il più importante di questi è L’etica protestante e lo spirito del capitalismo. Terzo gruppo: Scritti di sociologia generale. Il più importante è Economia e Società, pubblicato postumo nel 1922. Quarto gruppo: Scritti di metodologia delle scienze sociali. Il più importante è Il metodo delle scienze sociali. Quinto gruppo: Scritti di scienza e di politica. I più importanti: La scienza come professione La politica come professione.

3.Weber riconosce che mentre le scienze naturali hanno un metodo, le scienze sociali non lo avrebbero. Ciò perché le scienze naturali studiano un oggetto non mutevole, qual é appunto la natura, mentre le scienze sociali studiano l’uomo che è di suo mutevole. In quel tempo, in Germania, era dominante la posizione storicista. Soprattutto quella dello storicismo diltheyano. Dilthey riteneva che la storia, in quanto scienza dello spirito, dovesse avere una sua autonomia rispetto alle scienze naturali, in quanto il suo studio non sarebbe rivolto alle realtà esterne, bensì all’interno dell’uomo. Se le scienze naturali hanno come oggetto la natura, le scienze sociali devono invece avere come oggetto l’uomo e la sua interiorità. Pertanto, il metodo delle scienze dello spirito deve essere una “comprensione simpatetica”, cioè deve avere un’attenzione psicologica. Questa impostazione storicista fu fortemente criticata da Weber. Egli accetta l’idea di Dilthey secondo cui è giusto distinguere le scienze sociali dalle scienze naturali, ma non accetta il fatto che le scienze sociali debbano trascurare i fatti. Weber afferma che queste scienze comunque devono studiare fatti oggettivi. Per Weber, le scienze sociali si devono distinguere dalle scienze naturali per lo studio dell’individualità dei fenomeni. Dunque è l’oggetto della ricerca che fa la differenza. Le scienze sociali devono essere orientate verso l’individualità, mentre le scienze naturali no. Queste (le scienze naturali) partono da casi individuali per poi arrivare a legge generali. Weber invece ritiene che per le scienze sociali l’individualità ha valore in sé. Insomma, si studia un fenomeno storico, ma senza utilizzarlo per trarne leggi generali.

4.Come scegliere quali fatti storici studiare? Ciò dipende dagli scopi del ricercatore, cioè dipende dai suoi valori. Lo storico parte sempre da un proprio interesse. Ed ecco perché -per Weber- le scienze sociali sono sempre prospettiche, cioè i risultati a cui esse possono arrivare sono diversi a secondo delle varie prospettive da cui si decide di partire. Insomma, ogni fenomeno può essere studiato da un punto di vista sociale, economico, ideologico, di costume, ecc…

5.Weber aggiunge anche un’altra caratteristica: le scienze sociali sono anche asistematiche. Mentre le scienze naturali danno un’immagine unitaria della realtà, le scienze storiche non possono dare un’immagine unitaria, né tantomeno devono pretendere di dare una spiegazione globale.

6.Weber, sempre conseguenzialmente ai suoi principi, afferma che le scienze sociali devono praticare l’avalutatività. Il ricercatore che ha utilizzato i valori per occuparsi di una ricerca piuttosto che di un’altra, successivamente, nel giudizio, non deve utilizzare valori di discernimento. Lo storico, il sociologo e l’antropologo non devono giudicare. Essi devono solo mostrare. Dunque, il campo del ricercatore non deve essere invaso da altre discipline (la morale, la religione, ecc…). La ricerca storica deve essere libera. Ma la ricerca sociale può essere avalutativa solo solo quando è incentrata sull’individuazione dei nessi casuali. Insomma, la ricerca deve andare a scoprire le cause che sono all’origine di un fenomeno storico. La ricerca -dice Weber- deve essere “comprendente”. Come si fa a distinguere, tra varie cause possibili di un fenomeno storico, quelle vere da quelle false? Weber risponde dicendo che ciò è possibile facendo ricorso a regole generali dell’esperienza, cioè a quelle regole che emergono dall’esperienza storica come regole tipiche di un certo contesto. Attraverso queste regole si producono i tipi ideali, che possono essere anche definiti “quadri concettuali uniformi“. Questi tipi ideali non sono sempre validi, ma sono modellati continuamente dalla ricerca storica che è in continua evoluzione.

7.Secondo Weber la modernità ha due caratteristiche principali: il sistema economico capitalista e il sistema amministrativo burocratico. Entrambi sarebbero fondati sulla funzionalità razionale dei loro processi.

  • A proposito del sistema economico-capitalista famosa è la tesi di Weber sulle origini calviniste di questo sistema. La teoria calvinista della predestinazione indica il successo economico come “segno” di predilezione divina. Da qui la ricerca di massa di tale successo.
  • A proposito del sistema amministrativo burocratico, Weber afferma che nella modernità finalmente si sarebbe realizzato il potere legale razionale, ovvero il potere legittimato dalla legge. A differenza della premodernità in cui vi era soprattutto il potere tradizionale legittimato dalla tradizione o il potere carismatico, cioè fondato dal fascino del leader.

8.Weber pubblicò nel 1919 La politica come professione. In questa opera Weber afferma che la politica può essere valutata secondo due prospettive: l’etica dell’intenzione e l’etica della responsabilità. L’etica dell’intenzione, ovvero valutare l’agire politico sul rispetto dei valori a prescindere dai risultati. L’etica della responsabilità, ovvero valutare l’agire politico sui i suoi risultati pratici. Secondo Weber questa è l’etica da privilegiare.

9.Nel pensiero di Weber vi  è una caratteristica positiva: la sua analisi si contrappone all’analisi tradizionale di Marx e a tutte quelle che ritengono che dietro i fenomeni storici ci sia un solo tipo di causa. A proposito della storiografia marxiana, Weber sostiene che non si può studiare un fenomeno storico come effetto unicamente di cause economiche, bensì molteplici sono le cause che concorrono a ciò che nella storia si verifica. Ciò che afferma a proposito della nascita del capitalismo lo conferma.

10.Una caratteristica negatività del pensiero di Weber è ciò che riguarda l’avalutatività. Le scienze sociali, riguardano l’agire umano, per cui inevitabilmente interessano il campo dei valori e quindi della morale. Ebbene, in merito a questo campo, non solo non è possibile, ma non è meno giusto astenersi dalla valutazione, cioè dal giudizio morale. Altrimenti si cadrebbe nel relativismo storico.

11.Un’altra caratteristica negativa del pensiero di Weber è il giudizio sulla modernità. Se infatti Weber dice una cosa giusta, ovvero che la modernità si sostanzia sull’individualismo (culturale, economico e politico), è pur vero che quella funzionalità razionale, che egli pone a fondamento della modernità, ha dato origine ad effetti tutt’altro che conformi ad una lettura razionale della realtà e della natura dell’uomo. Per esempio, quel potere carismatico che attribuisce alla premodernità, esploderà in forme più parossistiche con il compimento della modernità. Weber muore nel 1920 allorquando sta per nascere l’età dei totalitarismi.

12.Un’altra caratteristica negativa del pensiero di Weber è l’etica della responsabilità. Un’etica che riecheggia temi machiavelliani in cui l’agire politico dovrebbe svincolarsi da qualsiasi dettame morale e andrebbe giudicato in sé, per i fini raggiunti piuttosto che per liceità morale dei mezzi utilizzati.


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