1.Per Martin Heidegger (1889-1976) bisogna distinguere l’ente, cioè ciò che esiste, e l’essere, cioè ciò in virtù di cui gli enti si manifestano a noi come enti.
2.Pertanto, per Heidegger l’essere è l’orizzonte entro il quale qualcosa può manifestarsi come ente.
3.Heidegger non identifica l’essere con Dio, anzi rimprovera alla metafisica tradizionale di aver cercato di spiegare gli enti risalendo a un ente supremo, Dio, senza affrontare fino in fondo la domanda: che cosa significa che qualcosa è?
4.In Essere e tempo Heidegger affronta questa domanda partendo dall’uomo, che chiama dasein, cioè “esserci“, perché l’uomo è quell’ente particolare per il quale il proprio essere e la questione dell’essere costituiscono un problema.
5.Dunque, mentre per san Tommaso l’essere (esse) è l’atto per cui l’ente è, per Heidegger l’essere non è un ente, né l’ente supremo, ma ciò nel cui orizzonte gli enti si manifestano come enti.
6.La conseguenza di tutto questo è che, mentre per san Tommaso viene salvaguardata la natura di ogni ente in quanto essere, per Heidegger invece non si può parlare più di una natura oggettiva ed immutabile degli enti, perché gli enti si riferiscono a un essere che è solo l’orizzonte entro il quale ogni ente si manifesta.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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