Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.
1.La Teologia Spirituale ha sempre messo in guardia dal parlare troppo. Infatti, quante chiacchiere inutili si fanno; e anche quanti peccati di conseguenza. Parlare inutilmente, parlare tanto per riempire il tempo, fa correre certamente un rischio, quello di lasciarsi andare molto spesso a giudizi avventati su fatti e su persone. E bisogna tener presente che di ogni parola dovremo rendere conto a Dio: “Vi assicuro che nel giorno del giudizio tutti dovranno render conto di ogni parola inutile che hanno detto: perché saranno le vostre parole che vi porteranno a essere condannati o a essere riconosciuti innocenti” (Matteo 12,36-37). Certo, questo non significa che non si debba parlare; né tantomeno che si debba negare un colloquio a chi caritativamente ne ha bisogno. Piuttosto bisogna fare attenzione a non parlare inutilmente.
2.Ma se questo è vero riguardo la vita della singola anima. C’è qualcosa che è importante anche riguardo i tempi in cui viviamo. I nostri, infatti, sono tempi in cui si chiacchiera davvero inutilmente. Da cosa lo si può capire? E’ molto semplice. Lo si capisce dal fatto che la cultura dominante ci spinge a parlare, a comunicare quasi 24 ore su 24…eppure tale cultura ci dice che la Verità non esiste, che tutto sarebbe relativo, che tutto sarebbe opinabile, che non possono e debbono esistere valori stabili e perenni. E ciò è un palese (e anche ridicolo) paradosso.
3.Aristotele giustamente pose lo studio dell’essere (che chiamò filosofia prima e che poi sarà chiamata metafisica) all’inizio di tutto. Egli diceva che lo studio dell’essere, cioè della verità, doveva essere il primo problema filosofico (appunto: filosofia prima), perché bisogna innanzitutto accertarsi che esiste la verità. Se infatti si dovesse concludere che la verità non esiste, allora come si potrebbe parlare di altro? A che pro affrontare altri problemi una volta che si fosse concluso che la ragione è impossibilitata a conoscere il vero. Se non si può conoscere il vero, che senso ha parlare di altro…sarebbe tutto falso!
4.Il nostro mondo fa rumore, fa addirittura chiasso, grida, strimpella, tutto stride in maniera assordante…ma nella volontaria rinuncia dell’annuncio della Verità. Eppure per la Verità basterebbe poco, forse basterebbe anche il silenzio. Di certo il “suono” della verità è una musica armoniosa e non stridente. Ma, invece, noi abbiamo scelto di far rumore con le tazze, pensando che questo potesse bastare. Poi, portando le tazze alla bocca, ci accorgiamo che il caffè non c’è…perché il nulla, invece che il caffè, abbiamo stupidamente scelto!
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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