Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.
La dottrina cristiana, in merito al giudizio particolare (cioè a quel giudizio che Dio riserverà ad ognuno dopo la morte) afferma che trattasi di giudizio puntuale.
Cosa vuol dire questo aggettivo puntuale? Vuol dire che l’anima viene giudicata da Dio così come essa è trovata in punto di morte. Se l’anima ha la grazia santificante, cioè è in Grazia, l’anima è salva; può aver bisogno della purificazione del purgatorio, ma è salva. Se invece l’anima si trova in stato di peccato mortale, senza essersi potuta pentire con una confessione sacramentale o con un atto di contrizione perfetta, allora l’anima è destinata ad essere condannata per l’eternità, cioè ad andare nell’inferno.
La dottrina islamica e anche quelle di altre importanti tradizioni religiose non affermano questo…parlano piuttosto di giustizia complessiva, nel senso che l’uomo sarebbe giudicato tenendo presente il complesso delle azioni compiute in vita.
Di primo acchito potrebbe sembrare che la giustizia complessiva sia più logica ed anche più “giusta” rispetto alla giustizia puntuale. Sembra infatti strano che un’anima che, per esempio, abbia sempre vissuto lontano da Dio se però si pente all’ultimo momento, si salvi; oppure il contrario: se un’anima ha sempre vissuto con Dio ma poi commette un peccato grave senza potersene pentire prima di morire, debba essere condannata.
In realtà, se ci si riflette la giustizia puntuale è più pienamente logica. Prima di tutto va detto che ogni peccato grave è come se avesse un valore infinito, perché, seppur commesso dall’uomo che ha un valore finito, ha come soggetto offeso Dio, che ha un valore infinito. Per cui basta già un solo peccato grave per “meritare” l’inferno. La differenza tra l’aver commesso meno o più peccati gravi è nelle pene da scontare in purgatorio qualora ci si salvi, o nell’intensità della sofferenza nell’inferno qualora ci si danni.
Inoltre, questa verità della giustizia puntuale ci fa capire cosa davvero significa l’amicizia, e quindi cosa davvero significa la comunione. A che serve fare grandi regali alla persona a cui si deve voler bene e poi ogni tanto offenderla, ferirla, tradirla? Piuttosto è molto meglio far regali piccoli, ma costanti, continui, fedeli. L’amore, la fedeltà, la comunione si conservano con la costanza di piccoli gesti, si conservano con un abbraccio continuo.
Perché? Perché…piccoli regali mantengono l’amicizia.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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