Festeggiare “feste” quando la Fede è sparita: assaporare un cibo che non c’è!

di Pierfrancesco Nardini


Passata l’Immacolata, viene spontaneo fare una veloce considerazione che vale sempre e non solo per questa festa.

Tra quelli che l’hanno festeggiata autenticamente ed hanno ringraziato Dio di averci dato questa Madre Immacolata, e quelli che, purtroppo, hanno vissuto questo giorno come uno dei tanti, cade sempre l’occhio su una terza categoria: quelli che vivono sì questo giorno (e in generale tutte le ricorrenze) come una festa, ma all’atto pratico festeggiano non si sa cosa.

Colpisce su tutti un messaggio di auguri di “buon 8 a tutti”, così, senza specificare, “buon 8”. Qualcuno sì è spinto a “buon 8 dicembre”.

Sembra evidente che queste persone abbiano di cattolico (se tali si professano) solo la parvenza esteriore e, a volte, nemmeno quella.

Che senso ha una festa che porta ad augurare “buon 8” o “buon 8 dicembre”? Qual è l’oggetto della festa? Il numero 8, il giorno 8 dicembre? E perché?

Tolto Dio dalla vita, molte persone non hanno poi il coraggio o la coerenza delle scelte (coraggio di ammettere che non credono, coerenza di comportarsi da non credenti). Se si decide che Dio non dev’essere nella propria vita, che non si crede, allora non si dovrebbe festeggiare nulla, si dovrebbe vivere l’8 dicembre, il Natale e tutte le altre feste cristiane come se fossero giorni normali, e in teoria, se possibile, si dovrebbe anche andare a lavorare.

Che senso ha allora mandare un messaggio “buon 8 a tutti” o al massimo “buon 8 dicembre”? Perché dover per forza fare auguri, se non se ne sente o non se ne capisce il senso? Cosa si sta festeggiando?

Può essere l’abitudine? Può essere il voler comunque partecipare a una festa?

Certo può essere tutto questo… ma forse è ancor di più la necessità umana di rivolgersi nonostante tutto al divino, ad un qualcosa di trascendente, che, però, se si esclude l’unico vero Dio, porta a rivolgersi a tutto, al crearsi degli idoli del nulla.

Il non senso di tutto questo è però una delle conseguenze naturali della crisi di fede: mantenere una forma mentis “da festa” senza capire o senza realmente credere a ciò che si dovrebbe festeggiare e a quel punto essere costretti a cercare per forza un altro oggetto della festa, con risultati a volte estremi e perfino esilaranti.

In un vecchio cortometraggio dei mitici Stanlio e Ollio, i due capitano in una casa di matti (in realtà si rivelerà un sogno) in cui la padrona di casa e il suo maggiordomo, dinanzi ad una tavola perfettamente ed elegantemente addobbata, simulano l’esistenza di pietanze che in realtà non esistono. Il maggiordomo versa un consommé che non esiste e la padrona di casa sorseggia questa pietanza inesistente. Il tutto con grande eleganza e raffinatezza. Stanlio ed Ollio non ci capiscono nulla. Fingono anche loro e vengono perfino invitati a fare eventualmente il bis se la razione non dovesse essere stata soddisfacente.

Ecco il senso di festeggiare feste in cui la Fede è sparita: assaporare un cibo che non c’è.

Pura follia!

https://youtu.be/1VIxr1CYVrs


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3 Comments on "Festeggiare “feste” quando la Fede è sparita: assaporare un cibo che non c’è!"

  1. Per me è la voglia di festeggiare che è rimasta, un residuo del bisogno di Assoluto. Rimane la festa ma non il festeggiato (emblematico il Natale), un contenitore gonfiato senza nulla dentro.
    A proposito, avete visto come sparite le feste cristiane, il calendario sia stato riempito dalle varie ‘giornate per’, quasi una al giorno, e il messaggio rilanciato da vari media utilizzando il verbo celebrare? Un verbo ormai usato in tante occasioni, dal celebrare la giornata per una qualsiasi bestia selvatica a una vittoria sportiva o a una ricorrenza storica: tutte celebrazioni, dalle più importanti alle più insignificanti.

  2. Ci sarebbe sempre da chiedersi “cosa sto festeggiando”?

    Ho avuto modo di leggere alcuni articoli su come vivere il Natale: ovviamente senza alcun riferimento cristiano.

    Penso che a questo punto, per onestà e coerenza, chi non crede potrebbe festeggiare il solstizio d’inverno, la terza settimana di dicembre, le costellazioni celesti ma NON il Natale.

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