Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.30)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Che cosa è il mistero? Mistero è una verità del tutto superiore ma non contraria alla ragione, che crediamo perché Dio l’ha rivelata

Per mistero si intende «una cosa arcana, segreta, specialmente sacra» (DIZ.). Il Dragone parla di «cosa nascosta, sconosciuta, incomprensibile».

Il Concilio Vaticano I così spiega i misteri divini: «per la loro stessa natura trascendono talmente l’intelletto creato che, anche rivelati e creduti, restano tuttavia velati e oscuri durante la vita mortale» (Sess. III, c. 4).

È chiaro dunque che il mistero è qualcosa che la mente umana non può comprendere del tutto, che rimane comunque un po’ velato.

In senso stretto il mistero è una verità divina che la ragione umana non potrebbe mai conoscere se non rivelata da Dio e che, comunque, pur svelata, non può comprendere appieno. «L’oscurità del mistero non consiste solo nel non sapere come sia, ma prima che ci sia rivelato non sappiamo nemmeno che sia, cioè che esista» (Casali).

L’esempio classico è quello della Trinità. Quale mente umana è in grado di comprendere appieno che in un solo Dio vi sono Tre Persone distinte e che sono tutte e tre Dio? Ci si può arrivare, ci si deve credere, ma comprendere del tutto no. È, appunto, un mistero.

Ci sono poi misteri che vengono detti impropri, perché, seppur conosciuti sempre e solo con la divina Rivelazione, una volta svelati sono di assoluta comprensibilità per la nostra mente, con la ragione.

Si pensi alla Creazione del mondo. È qualcosa che l’uomo può capire tramite il semplice ragionamento.

La ragione umana in questi casi non potrà dimostrare come sia avvenuta la creazione, ma certamente che non può non essere avvenuta; perché la ragione stessa esige che ogni effetto abbia una causa.

La particolarità dei misteri divini è quella indicata in modo chiaro da San Pio X: sono superiori, ma non contrari alla ragione.

La non comprensibilità di una verità per la ragione umana non è sinonimo di contrario, quindi di irragionevole.

L’altezza di alcune verità divine è tale da superare come incomprensibilità molti dei misteri umani più difficili.

È, come sempre, la differenza ontologica tra l’uomo, creatura finita, e Dio, Creatore infinito, a realizzare questo divario. Non c’è, dunque, nulla di strano o contrastante nella difficoltà della ragione a comprendere alcune verità divine.

Il mistero, per tale differenza ontologica, è superiore, al di sopra della ragione, non contro la ragione. Come si dice ai nostri giorni, “sta un gradino sopra”, “sta su un altro livello”.

Per non cadere nell’errore di pensare il mistero divino in contrasto con la ragione umana è sufficiente pensare che «Dio, Verità sostanziale, è Autore della fede e della ragione, e non può esservi contraddizione fra fede e ragione» (Casali).

La non comprensibilità per la ragione di alcuni misteri divini è, semmai, una dimostrazione del fatto che la Religione cattolica è vera e, soprattutto, divina. È, infatti, normale che vi siano misteri e che questi siano incomprensibili alla nostra mente.

Ci si pensi un momento: sarebbe normale che una religione fondata sulla Rivelazione di Dio fosse in tutto e per tutto comprensibile alla mente di esseri finiti, quali gli uomini? Se si pensasse di sì, non si equiparerebbe, invece, l’uomo a Dio, la mente umana a quella di Dio?

Il Casali con molta arguzia scrive che come «in un bicchiere non può entrare tutta l’acqua del mare; tanto meno nella nostra piccola intelligenza può comprendersi l’infinita sapienza di Dio».

Ed è proprio così. È inevitabile oltre che naturale che l’uomo non riesca a capire tutto quel che riguarda le verità rivelate. Esse sono creazioni di una mente superiore alla nostra. Se non riusciamo a comprendere alcune idee o alcuni concetti di quegli uomini che vengono chiamati “geni” per la loro capacità di “andare oltre”, a maggior ragione non si potrà farlo con Dio.

Questo è tanto vero che anche in Paradiso, quando si godrà della visione beatifica di Nostro Signore, non tutti i misteri saranno completamente svelati. Quelli relativi alla vita intima di Dio, come le processioni tra le tre Persone o il mistero della Trinità, non potranno comunque essere compresi appieno. Il Casali spiega che «saranno conosciuti più o meno da ciascuno secondo il grado di gloria, tanto da appagare in pieno l’intelligenza dei Beati», ma non svelati completamente.

Ma allora come possiamo crederle?

Questo dubbio è un tranello in cui non cadere. Non si crede nelle verità divine solo ed esclusivamente se e perché si comprendono. Se l’elemento fondamentale per la fede fosse la comprensione, saremmo tutti non credenti!

Si deve credere alle verità della nostra Religione perché sono state rivelate da Dio, per l’autorità di Chi le ha rivelate. Se crediamo ai nostri genitori o ad un professore, per la loro autorevolezza e perché siamo sicuri che dicono la verità, come potremmo non fidarci di Dio, che «né s’inganna né può ingannare» (n. 28)?

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