Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.33)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Come si fa il segno della Croce? Il segno della Croce si fa portando la mano destra alla fronte e dicendo: In nome del Padre; poi al petto, dicendo: e del Figliuolo; quindi alla spalla sinistra e alla destra, dicendo: e dello Spirito Santo; e si termina con le parole: Così sia

Una delle prime domande che può sorgere in chi legge questo numero è quale utilità ci possa essere nello spiegare come si fa il Segno di Croce. Si dà infatti per scontato che se ne conosca il significato e si sappia come farlo.

Sono però talmente tante le volte che sarà capitato ai lettori di vedere segni fatti in modo originale e/o veloci e superficiali, che si capisce come anche questo argomento non sia un secondario.

Viviamo purtroppo tempi in cui non si conoscono gli elementi base della fede, anche da parte di chi si professa cattolico e, magari, va anche a Messa la Domenica. Gli effetti della crisi nella Chiesa sono evidenti.

Gli stessi che si professano cattolici e vanno a Messa tutte le Domeniche poi magari vivono gli altri giorni della settimana come se Dio non esistesse e non credendo o criticando qualche verità cattolica. E non conoscono anche cose basilari e “piccole” come il segno di Croce, il suo significato e il modo di farlo.

Quale professione di fede compendiata, il Segno di Croce deve essere fatto bene.

Come non potremmo recitare il Credo omettendo qualche parte o facendone una sintesi o storpiando le parole, così non è ben fatto un Segno di Croce quasi abbozzato, che non vada veramente dalla fronte al petto e poi alle spalle, ma accenni solo una specie di croce. Quante volte capita, anche a chi scrive ovviamente, di fare un segno veloce muovendo in pratica solo il polso con cui si fa davanti a noi una croce striminzita?

Come perfettamente spiega il Dragone nel suo commento, per far bene questo gesto importantissimo per il cristiano, «occorre: 1) pronunciare bene le parole, pensando devotamente, con fede e amore a quello che si dice; 2) fare un vero segno di croce: ampio, completo; non un segno impercettibile, affettato, affrettato; 3) far corrispondere le parole al segno, com’è indicato nella risposta del Catechismo».

Si devono quindi accompagnare la chiara e corretta pronuncia delle parole (“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”) e il non farlo in modo automatico senza pensare a quel che si dice e al significato.

A volte si cade nell’errore di pensare di non aver tempo, si è indaffarati in mille cose al giorno e si dice “dopo lo farò”, “dopo reciterò una preghiera”, ecc… Non ci rendiamo invece conto di quanto tempo perdiamo nella  nostra vita in cose non fondamentali, quando potremmo sfruttarlo per cose sane come una preghiera.

In più basterebbe fermarsi a ponderare la nostra giornata e, se lo facessimo, vedremmo di avere molti “buchi” in cui si potrebbe pregare, meditare e stare un po’ con Dio. E farsi il Segno di Croce.

Quanto si impiega a farlo? Tre secondi?

A maggior ragione quindi si ha tutto il tempo per farlo bene, tantissime volte, nell’arco della nostra giornata. Ad esempio appena svegli e prima di addormentarsi.

Il riflettere bene sulle parole che si dicono e sul loro significato; d’altronde ciò non significa dover fare una meditazione ragionata o un trattato di teologia, ma solo di sapere e pensare a cosa si fa e perché.

Sembra quasi che a farlo «impercettibile, affettato, affrettato» (aggettivi davvero indovinati dal Dragone per rendere bene l’idea!) si guadagni tempo o si faccia più effetto su chi ci guarda. È, invece, l’esatto contrario se si permette questa provocazione. Il tempo si perde: si perde tempo nel fare una cosa male e di fretta, quasi come se fosse un obbligo fastidioso a cui aderire di mala voglia (“impercettibile”, “affrettato”). Si perde tempo se si fa una cosa solo per farsi vedere (“affettato”).

In generale, si perde tempo a fare qualcosa che, fatta male, potrebbe anche non avere l’effetto e l’efficacia che dovrebbe.

San Pio X è chiaro: si deve far corrispondere la parola al gesto, quindi dire “nel nome del Padre” quando si tocca la fronte ecc… Non è un puro e vuoto formalismo, ma un modo esatto di fare questo segno.

Si ritiene formalismo risolvere un’equazione seguendo le regole insegnate? O il seguire determinati criteri per un procedimento amministrativo? No. Anche perché sappiamo benissimo che non si riesce senza. Perché allora dovrebbe sembrare un puro formalismo seguire le istruzioni date dalla Chiesa per fare bene il Segno di Croce?

A conferma dell’importanza di questo segno, c’è poi un modo particolare di farlo, che si usa solo in un’occasione, ossia prima di ascoltare il Vangelo a Messa. Si fanno tre piccole croci all’altezza della fronte, della bocca e del petto.

Anche in questo caso ha il valore di una professione: questa volta si professa che si ascolterà e crederà il Vangelo con la ragione, lo si insegnerà ad altri col la parola e lo si amerà con il cuore.

Seguiamo allora il consiglio del Dragone e «facciamo spesso e bene il segno di croce» per lodare la Ss.ma Trinità, ringraziare Dio e chiedere aiuto per tutto quel che ci serve.

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