La confusione del nostro tempo ha reso arduo il discernimento, a volte anche tra i fedeli più attenti. È un dato di fatto che, talvolta, l’attuale gerarchia della Chiesa pronunci parole conformi alla dottrina tradizionale (è inevitabile, è il gioco del modernismo). Sarebbe però un errore interpretare ciò come un segnale di ritorno alla retta via. Il rischio è di confondere un’eccezione con una regola, dimenticando che anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.
La Chiesa cattolica è, per sua natura, custode della Verità eterna. Questa non muta con i tempi, e men che meno può essere mutata dagli uomini, perché il suo fondamento è Cristo, “lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Eb 13, 8). Tuttavia, il modernismo ha portato con sé un linguaggio ambiguo e una prassi in contrasto con questa Tradizione immutabile. Ciò che potrebbe apparire come un segnale di fedeltà alla dottrina, se analizzato con attenzione, si rivela spesso una coincidenza estemporanea, priva di un reale intento ortodosso.
L’immagine dell’orologio rotto è illuminante. Anche quando segna l’ora giusta, rimane rotto. Non possiede la capacità di orientare realmente, perché non funziona nel suo complesso. Allo stesso modo, una Chiesa che, pur pronunciando parole vere in alcuni momenti, non agisce con coerenza rispetto alla dottrina tradizionale, non può essere considerata un punto di riferimento sicuro. La fedeltà, la fede non è episodica, ma è una caratteristica permanente, come permanente è la Verità che si difende.
L’ambiguità del modernismo non solo genera confusione, ma minaccia di dissolvere il senso critico del fedele. Si rischia di cadere in una sorta di assuefazione: ogni frammento di verità, pronunciato qua e là, viene accolto come un segno di normalità, mentre il quadro generale rimane compromesso. È come se, scorgendo un raggio di sole tra le nubi, si dimenticasse la tempesta imminente.
Questo, a dimostrare la gravità del rischio, a volte coinvolge anche persone preparate, che conoscono bene la dottrina “di sempre”. È l’altro effetto della crisi nella Chiesa, oltre al principale, ossia la deviazione, o la perdita, della fede: la difficoltà della situazione creata dalla crisi fa vagare le persone alla ricerca di soluzioni e ognuno la trova umanamente a modo suo. Quindi divisioni, orticelli e, spesso, ricerca di una normalità nella gerarchia attuale per giustificarla come ortodossa.
San Pio X, nel suo magistrale intervento contro il modernismo (Pascendi Dominici Gregis), ci avvertiva che questo è la “sintesi di tutte le eresie”. Oggi, più che mai, è necessario tornare a quelle parole. Una gerarchia che abbandona la Tradizione non può essere giudicata ortodossa per il semplice fatto di pronunciarsi, occasionalmente, in linea con essa. La Verità è integrale, non frammentaria.
Il fedele cattolico deve essere vigile. Non basta una parola giusta o un gesto simbolico per ritenere che il cammino sia corretto. L’ortodossia è questione di fedeltà costante, non di coincidenze. Solo ancorandosi saldamente alla Tradizione, alla Messa di sempre, il cattolico potrà discernere il vero dal falso, evitando l’illusione di un orologio rotto e affidandosi invece alla bussola eterna della fede.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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