L’EDITORIALE: Il Parlamento europeo contro l’Ungheria di Orban. Tre importanti riflessioni da farsi

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Testo

Perché il Parlamento Europeo ha deciso di votare una risoluzione contro l’Ungheria? Meglio: perché solo contro l’Ungheria?

La domanda è più che legittima. Il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, personaggio al di sopra di ogni sospetto e non certo accusabile di simpatizzare per certi governi che oggi amano definire “autocratici”, ha giustamente rilevato che riguardo ai temi per cui l’Europa accusa l’Ungheria, questi sono presenti in misura forse maggiore in Polonia, ma -guarda un po’- l’Ungheria è nella lista dei cattivi, la Polonia no. O perlomeno ancora no.

La spiegazione sta nel fatto che la Polonia adesso serve alla Nato e alla guerra russo-ucraina e quindi non si può toccare. Altra cosa l’Ungheria che in merito alla questione russo-ucraina ha un’altra posizione.

Quali riflessioni dedurre da questo?

La prima riflessione. È verosimile pensare che questa mossa da parte del Parlamento Europeo sia stata voluta per ‘stanare’ alcuni partiti di stampo conservatore, vedi in Italia la Lega ma soprattutto FDI, che cercano (dalla prospettiva dell’europeismo dominante) di avere i classici “due piedi in una scarpa”, da una parte criticando l’azione della Russia, dall’altra conservando buoni rapporti con l’Ungheria di Orban. Se fosse così, ci troveremmo dinanzi ad una mossa finalizzata anche ad influenzare l’andamento della campagna elettorale italiana. Tant’é che il Pd in testa in queste ore sta chiedendo a Lega e a FDI il perché del loro voto contro la risoluzione del Parlamento Europeo.

Seconda riflessione: Abbiamo detto Polonia no, Ungheria sì. Da anni dietro le pressioni contro l’Ungheria sta agendo l’Open Society Institute di George Soros. Dunque, l’attacco contro l’Ungheria potrebbe essere mosso da queste lobbies di potere finanziario che cercano in tutti i modi di dare una ben precisa direzione sul piano di una costruzione delle società in senso più liberal possibile.

La terza riflessione è quella più importante. Ormai siamo ad uno scontro di civiltà. Uno scontro tra due visioni della realtà, della vita, dell’uomo, della famiglia. L’attacco all’Ungheria di Orban non è semplicemente un attacco ad un governo accusato di limitare o addirittura annullare i diritti democratici, bensì un attacco ad un Paese che si sta permettendo di continuare a presentarsi e accreditarsi come democratico, ma -come è giusto che sia- non concependo la democrazia come un sistema che possa mettere in discussione alcuni valori che non sono negoziabili, che affondano nella legge naturale e che sono dunque fondanti il vivere civile: la centralità e la naturalità della famiglia solo tra un uomo e una donna, il valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale, proteggere i bambini dalla pericolosità della propaganda lgbt e genderista nelle scuole, ecc…

Ormai la democrazia -ma non poteva essere altrimenti se si considerano le radici culturali e filosofiche dell’idea di democrazia moderna- deve essere a servizio della dissoluzione dell’uomo e dei valori naturali.

E ormai l’Europa ha fatto la sua scelta a favore della dissoluzione.


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1 Comment on "L’EDITORIALE: Il Parlamento europeo contro l’Ungheria di Orban. Tre importanti riflessioni da farsi"

  1. Michele Ruggiano | 16 Settembre 2022 at 19:39 | Rispondi

    Analisi lucidissima e coraggiosa. E, tuttavia, nonostante i numerosi segni contrari, può anche accadere che gli operatori della “dissoluzione” dei millenari valori umani e, soprattutto, cristiani, quegli “operatori”, che ora sembrano vincenti, alla fine non vinceranno, «non praevalebunt». Anzi, per un credente, ciò non solo può accadere, ma accadrà.
    non vincerà

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