L’orgoglio: la radice di tutti i mali

di Pierfrancesco Nardini per il C3S

Bossuet insegnava che “l’orgoglio è una depravazione più profonda; per esso l’uomo, abbandonato a se stesso, nell’eccesso dell’amor proprio, considera sé come proprio Dio“.

Ad essere onesti, ci si può senza dubbio alcuno rendere conto che tutto nasce da lì e torna sempre lì: all’orgoglio dell’uomo.

Ogni peccato deriva da questo, che non per nulla è detto il principio di ogni peccato, la radice di tutti gli altri.

Il peccato mortale è, per tradizionale definizione “aversio a Deo“, allontanamento da Dio.

L’uomo, però, per potersi allontanare da Dio deve essere convinto di poter vivere senza di Lui, di poter contare solo sulle proprie forze. Ebbene, questo glielo permette proprio l’orgoglio.

Il Tanquerey così lo spiega: “Dimenticando che Dio è il suo primo principio e il suo ultimo fine, [l’uomo] stima
eccessivamente se stesso, e le proprie doti vere o pretese riguarda come fossero sue senza riferirle a Dio. Di qui quello spirito d’indipendenza o d’autonomia che lo spinge a sottrarsi all’autorità di Dio” (Compendio di Teologia Ascetica e Mistica).

L’uomo, però, è stato creato da Dio «per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita, e per goderLo poi nell’altra in paradiso» (Catechismo San Pio X, n. 13). La naturale ricerca del divino ne è un innegabile segno.

Eppure sono state e sono tuttora tantissime le persone che nella loro vita si sono messe e si mettono al pari di Dio. Anzi, sopra di Lui.

Quante persone ai nostri giorni contraddicono Dio, contestando la Sua Legge per poter fare quello che vogliono, senza pesi morali.

Cosa li spinge a farlo? E’ l’orgoglio.

L’orgoglio, dunque, è la radice di tutti i peccati. Solo la superbia di sentirsi come dèi può spingere a compiere gli altri peccati.

Se non avessimo l’orgoglio, ascolteremmo in noi la voce che ci fa riconoscere la nostra natura creaturale e non vorremmo offendere Dio, allontanarci da Lui.

La dimostrazione di quanto scritto è l’umiltà di tutti i santi, anche ma non necessariamente dinanzi agli uomini, ma sempre di fronte a Dio.

Anche il più nobile autorevole e sapiente santo non ha mai lasciato ai posteri un esempio di orgoglio nella sua vita.

Soprattutto l’esempio più importante è quello di Maria Santissima e San Giuseppe, che dell’umiltà hanno fatto il segno principale della loro vita.

Erano madre e padre di Gesù Cristo, che sapevano essere Dio; avrebbero potuto “sfruttare” questa loro condizione, ma non l’hanno fatto, marcando, se possibile, ancor più la loro umiltà.

Sull’esempio della Vergine Santissima e di San Giuseppe, Santo dei santi, alleniamoci all’umiltà, che è il mezzo più sicuro per allontanare da noi il peccato ed evitare di allontanare noi da Dio.

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