San Diego, nacque nella Spagna nell’anno 1400, a S. Nicola di Porto, e fin dalla sua prima giovinezza si dedicò alla pratica della disciplina cattolica esercitandosi nel raccoglimento e nello sviluppo della vita interiore. Entrò nel convento di Arizzafa, tenuto dai Frati Minori Osservanti. Emise la sua professione in qualità di fratello laico. Non vi fu occupazione per quanto umile a cui si rifiutasse, fedelissimo sempre e in tutto alla santa ubbidienza. Anche se illetterato, sapeva penetrare talmente le cose celesti, che la sua scienza venne ritenuta un prodigio. Fu mandato nelle isole Canarie, ma qui patì prove tanto da esterni quanto dai suoi confratelli. Tuttavia vinse sempre ogni ostacolo con la sua pazienza, per cui non solo chi lo conosceva restava ammirato, ma dal suo esempio furono condotti a Dio anche molti infedeli. Voleva partire per le missioni, ma la provvidenza non volle. Venne trasferito a Roma dove visse nel convento dell’Aracoeli, mettendosi a servizio degli infermi. Era molto devoto di Maria Santissima. Egli teneva sempre una lampada accesa dinanzi ad un’immagine della Madonna e con l’olio di questa lampada riusciva ad ottenere tante guarigioni di ammalati. Morì il 13 novembre del 1463. Il popolo volle che il suo corpo rimanesse esposto per diverso tempo e per mesi rimase prodigiosamente incorrotto. Papa Sisto V lo canonizzò.
Introito
(Salmo 91,13-14)
Il giusto fiorirà come palma, crescerà come un cedro sul Libano. Chi è piantato nella Casa di Dio fiorirà nel tempio del Dio nostro.
(Salmo 91,2)
E’ bene cantare la gloria del Signore: e lodare, Altissimo, il tuo Nome.
Epistola
(1 Corinti 4,9-14)
Fratelli, siamo diventati uno spettacolo per il mondo, per gli Angeli e per gli uomini. Noi siamo folli per causa di Cristo, ma voi siete sapienti in Cristo; noi siamo deboli, voi, invece, forti; voi siete illustri, noi all’opposto, senza onore! Fino al momento presente, noi patiamo la fame e soffriamo la sete e siamo nudi e veniamo schiaffeggiati e andiamo raminghi e fatichiamo lavorando con le nostre proprie mani. Svillaneggiati, auguriamo del bene; perseguitati, sopportiamo; oltraggiati, rispondiamo con parole dolci; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti fino al presente! Non vi scrivo questo per farvi arrossire, ma per ammonirvi quali miei figliuoli diletti, in Cristo Gesù nostro Signore.
Vangelo
(Luca 12,32-34)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore“.
Meditazione
1.“Oltraggiati, rispondiamo con dolci parole…” dice san Paolo nell’Epistola. Il cristiano deve saper coniugare fermezza e dolcezza.
2.La fermezza, perché sui princìpi non si deroga. Infatti, l’Apostolo dice che molte volte bisogna rispondere: “rispondiamo…“. Rispondere all’errore, rispondere per difendere la verità, rispondere perché il prossimo conosca cosa è giusto fare e cosa non è giusto fare.
3.Ma questa risposta deve avere sempre dolci parole: “rispondiamo con dolci parole…“ La dolcezza non è debolezza. Essa serve a far capire come Dio sia Verità, ma anche Amore, desiderando sempre che chi è nell’errore si emendi, che chi si sta perdendo si salvi.
Alla Regina dello Splendore
Madre, fa che mi metta alla scuola della fermezza e della dolcezza del tuo Divin Figlio. Madre, Tu sei la massima espressione di questo binomio (fermezza-dolcezza). Tu mai ti sei allontanata dalla verità. Tu sempre riversi tenerezza e dolcezza verso i peccatori affinché possano convertirsi. Regina dello Splendore, prendimi per mano e ispirami Tu come devo sempre agire e parlare. Regina dello Splendore, guidami nel cammino della vita.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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