1.San Luigi Grignon de Montfort afferma che il Rosario è perfettamente compatibile con la contemplazione. Tanti santi che sono stati devoti al Rosario hanno raggiunto il più alto livello della contemplazione.
2.Così scrive il Monfort: “Molte persone di talento e grandi dottori, ma spiriti forti ed orgogliosi, non vi consiglieranno molto il Santo Rosario; vi porteranno piuttosto a recitare i sette salmi penitenziali o qualche altra preghiera di quel tipo. Se qualche buon confessore ti ha dato come penitenza un Rosario da dire durante quindici giorni o un mese, non hai che da andare a confessarti da quacuno di questi signori perché la tua penitenza sia cambiata in qualche altra preghiera, in digiuni, messe o elemosine. Se anche consulti qualche persona di preghiera, come ne esistono al mondo, che non conosca affatto per sua esperienza l’eccellenza del Rsario, non soltanto non lo consiglierà a nessuno, ma ne distoglierà altri per indirizzarli alla contemplazione, come se il Rosario e la contemplazione fossero incompatibili, come se tanti santi, che sono stati devoti al Rosario, non avessero raggiunto il grado più alto della contemplazione” (Il segreto ammirabile del Santo Rosario, n.149).
3.D’altronde il Rosario è prevalentemente contemplazione. La recita delle Ave è funzionale al “guardare” i Misteri rappresentati. Da questo punto di vista si potrebbe dire che quella del Rosario è una contemplazione non lasciata a se stessa, non contornata dal semplice silenzio, bensì sostenuta dal tono della preghiera orante.
4.Papa Giovanni Paolo II, nel Rosarium Virginis Mariae (n. 12, 16 ottobre 2002), dice: “Il Rosario, proprio a partire dall’esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa”. E nel Direttorio su pietà popolare e liturgia (n.197, 2002), della Congregazione perr il culto divino e la disciplina dei sacramenti, troviamo scritto: “Il Rosario è una preghiera essenzialmente contemplativa“.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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