1.Il concetto di “sviluppo sostenibile” è riconducibile al darwinismo sociale. Esso nasce negli anni ’50 del XX secolo utilizzando lo studio dei tassi di produttività dei pesci per stabilire la sostenibilità della pesca. L’applicazione agli uomini avvenne negli anni ’70 con la Commissione Internazionale dell’ONU su ambiente e sviluppo. In un documento dell’ONU del 1987, dal titolo Il nostro futuro comune, al capitolo Popolazione e risorse umane è scritto: “Ogni anno il numero di esseri umani aumenta, ma l’ammontare di risorse naturali con cui sostenere questa popolazione (…) resta definita.”
2.Dunque, le politiche globali di sviluppo sostenibile hanno come obiettivo il controllo delle nascite nei Paesi poveri e il freno della crescita economica nei Paesi ricchi; e, pertanto, il concetto di sviluppo sostenibile è legato ad una concezione negativa dell’uomo.
3.Benedetto XVI nella Caritas in veritate parla di “sviluppo umano integrale” che deve tener conto che l’uomo è a “immagine e somiglianza” di Dio. Benedetto XVI aggiunge che “l’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano“.
4.Volendo schematizzare ci sono almeno cinque punti che rendono inaccettabile per un cattolico il concetto di sviluppo sostenibile:
- Ecologismo antropologicamente rovesciato: l’uomo può essere considerato come una specie tra le altre, anziché l’unica creatura creata ad “immagine e somiglianza” di Dio.
- Malthusianesimo e controllo delle nascite: la popolazione umana può essere considerata come un problema ambientale e, pertanto, si potrebbero imporre contraccezione, serilizzazioni forzate e pratiche abortive come strumenti di politica demografica.
- Subordinazione della persona all’ambiente: la natura può essere considerata come uguale o perfino superiore alla persona umana.
- Concezione materialistica dello sviluppo: il bene dell’uomo può essere ridotto ad indicatori economici, ambientali o sanitari, trascurando o perfino dimenticando la dimensione morale, spirituale e soprannaturale.
- Assolutizzazione della natura: la natura può divenire un idolo, una realtà avente caratteristiche “divine”, che apre la strada ad un ecocentrismo panteista.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Però se invece si accetta una prospettiva panenteistica in cui Dio non è fuori dal mondo (teismo) né si identifica col mondo (panteismo) il problema non si pone più. In questo paradigma infatti la domanda cambia. Dio non è semplicemente un ente supremo «fuori» dal mondo; tutto ciò che esiste esiste in Dio e mediante Dio, senza per questo coincidere semplicemente con Dio. L’uomo e ciò che chiamiamo ambiente sono quindi due modalità della medesima realtà creata e sino fra loro in profonda relazione. Questo ha una conseguenza molto interessante: proteggere l’ambiente non significa sacrificare l’uomo a qualcosa di inferiore all’uomo, perché l’ambiente è una delle condizioni relazionali attraverso cui l’essere umano stesso esiste. Ma vale anche il contrario: non avrebbe senso sacrificare gli esseri umani a una Natura trasformata in divinità.
Inoltre questo commento sul panenteismo potrebbe servire come riflessione epistemologica sulla verità cattolica. Lei spesso la usa come una sorta di “metro” per giudicare il vero e il falso. Ma Dio è possibile comprenderlo da parte dell’uomo? Io penso proprio di no, e, per esempio, già parlare di panenteismo a proposito di ambiente cambierebbe completamente proprio quel “metro” per giudicare le cose…