Senza Dio, si corre inutilmente

di Pierfrancesco Nardini

Si corre. Passiamo la vita a correre.

Ci buttiamo in una vita frenetica e non facciamo altro che stressarci da mane a sera.

Ci svegliamo la mattina, facciamo colazione velocemente (magari senza vedere la famiglia per l’ora), via a lavoro, si torna a casa, magari che è già sera, e via così.

Pochi sono quelli che non lo fanno, a volte nemmeno per loro scelta.

La nostra è un’epoca in cui si vive una frenesia eccessiva. Tutto, a sommesso avviso di chi scrive, dipende anche da un efficientismo che porta l’uomo a vivere nella ricerca spasmodica di risultati.

Il valore di una persona è considerato, per la maggior parte, sulla base di quanto e come produce.

Non si entra nel merito di questa situazione per spiegare teorie filosofiche radici della situazione descritta, men che meno le deviazioni che porta (ad esempio il rischio di intendere non degne persone invalide che non possono produrre).

Si nota solamente che questa è una prospettiva che si basa tutta sulle forze umane. Intanto perché si calcola il valore solo sul fare, puramente umano, attivismo allo stato puro in senso solo immanente. Nulla di spirituale. La conseguenza è che l’uomo vien messo al posto di Dio, perché un correre in tal modo presuppone che si possa risolvere qualsiasi cosa, più si corre più cose si risolverebbero.

C’è un detto popolare che si sintetizza nell’ossimoro “corri piano”, che consiglia di non fare le cose di fretta, di corsa per evitare di sbagliare e, poi, perdere ancora più tempo a rifarle. E già questo, che come tutti i detti popolari sono frutto di verità diciamo naturali, è un buon ammonimento. La smania di fare-fare-fare a ogni costo il più possibile, molte volte è controproducente.

San Paolo della Croce consigliava “fate le cose con grande pace, senza fretta e amando Dio”. E qui, alla saggezza popolare, si aggiunge la sapienza della fede.

Non dobbiamo solo fare le cose con tranquillità e senza fretta, dobbiamo farle anche amando Dio.

Senza di Lui cosa possiamo ottenere se non un vuoto fare? Anche il successo più grande quanto potrà essere effimero e/o con risultati contrastanti con la Legge divina?

Ci sarà pur un motivo se i Santi ogni volta che iniziavano qualcosa chiedevano sempre l’aiuto di Dio, donando poi a Lui tutti i frutti?

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