La sofferenza di Gesù fu intensissima, ma anche continua. Leggiamo cosa dice a riguardo padre Adolphe Tanquerey in La divinizzazione della sofferenza (Capitolo Primo)
Nella testimonianza di San Tommaso (Summa Theologiae, III, q.46, a.6-7), le sofferenze di Gesù furono le più grandi che si possano sopportare nella vita presente. Dotato di una sensibilità squisita, Nostro Signore sentiva più acutamente degli altri uomini tutte le torture fisiche e morali che Gli furono inflitte. Inoltre, poiché i Suoi dolori interiori provenivano principalmente dai peccati di tutto il genere umano con i quali si vedeva caricato davanti al Padre Suo, non potremo mai capire la loro intensità; per questo, dovremmo considerare non solo il numero e la gravità di questi peccati, ma anche e soprattutto la grandezza del Suo amore per Dio, oltraggiato da tanti crimini, e del Suo amore per gli uomini.
Questa intensità fu ulteriormente aggravata dal fatto di non essere alleviata (se non in qualche istante) da alcuna considerazione di ragione superiore, né da alcuna distrazione: volendo bere il calice dell’amarezza sino alla feccia, Gesù non permise che la ragione superiore mitigasse la Sua mortale tristezza con pensieri consolanti o distrazioni. Fu puro dolore senza mitigazione.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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