SOSTA: Perchè la questione di Dio non è solo una questione che riguarda il singolo uomo ma anche le società?

1.La risposta sta nel fatto che l’uomo è un essere naturalmente sociale e quindi è anche influenzabile dalla società. Certo, le società non determinano completamente la libertà, perché l’uomo rimane fondamentalmente libero, ma ne può risentire l’influenza.

2.Dobbiamo quindi affermare che Dio non è solo Dio degli uomini, ma anche delle società, proprio perché la società è una realtà naturale. Il Credo, infatti, dice: Dio ha creato le realtà visibili e le realtà invisibili. Ciò vuol dire che Dio ha creato e voluto tutto ciò che vi è di buono, tutto ciò che è nell’ordine naturale e preternaturale.

3.Da ciò consegue che anche l’ordine sociale debba essere sottomesso a Dio e debba anche glorificare Dio. Si tratta di una duplice glorificazione: sostanziale e formale.

  • La glorificazione sostanziale consiste nel fatto che la società deve essere giusta.
  • La glorificazione formale consiste nel fatto che la società debba essere sottomessa a Dio e tale sottomissione debba manifestarsi anche pubblicamente.

4.Il fatto che la società non sia una realtà che abbia una coscienza individuale non significa nulla. Anche gli animali dipendono da Dio, pur non avendone consapevolezza, e sono tenuti, con il loro istintivo comportamento, a glorificare Dio.

5.Scrive san Pio X nell’enciclica Vehementer dell’11 febbraio 1906: “È una tesi assolutamente falsa, un errore pericolosissimo, pensare che bisogna separare lo Stato dalla Chiesa. Questa opinione si basa infatti sul principio che lo Stato non deve riconoscere nessun culto religioso ed è assolutamente ingiuriosa verso Dio, poiché il Creatore dell’uomo è anche il fondatore delle società umane e conserva nella vita tanto loro quanto noi, individui isolati. Perciò noi gli dobbiamo non soltanto un culto privato, ma anche un culto sociale e onori pubblici. Inoltre, questa tesi è un’ovvia negazione dell’ordine soprannaturale. Essa limita infatti l’azione dello Stato alla sola ricerca della prosperità pubblica in questa vita, cioè alla causa prossima delle società politiche, e non si occupa in nessun modo, come di cose estranee, della loro causa più profonda, che è la beatitudine eterna preparata per l’uomo alla fine di questa vita così breve. E pertanto, poiché l’ordine presente delle cose è subordinato alla conquista di quel bene supremo e assoluto, non soltanto il potere civile non dovrebbe ostacolare questa conquista, ma anzi dovrebbe aiutarci a compierla”.


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