Da Breve Trattato sulla Divina Provvidenza di Roberto de Mattei
In teologia si opera una distinzione nella volontà di Dio relativamente a ciò che accade, quella tra volontà significata e volontà di beneplacito.
La volontà significata “si manifesta in maniera diretta attraverso leggi o regole oggettive, quali i comandamenti di Dio e la dottrina della Chiesa, i consigli e ispirazioni che riceviamo, i doveri inerenti alla nostra condizione e tutto ciò che ci “significa”, ossia ci rivela, che cosa dobbiamo fare. (…). Rientrano nella volontà significata i doveri di stato che sono più alti dei doveri particolari perché sono direttamente ordinati al bene comune. ‘Il buon ordine del mondo -scrive san Claude de la Colombiere- dipende dalla fedeltà di ciascuno a compiere i propri doveri di stato. Tutti i disordini nascono dalla negligenza di compierli. Chi trascura i propri doveri, non solo danna se stesso ma pregiudica la salvezza del proprio prossimo’. (R.de Mattei, Breve Trattato della Divina Provvidenza, Roma 2022, pp.114-115).
La volontà di beneplacito “si presenta invece in maniera indiretta attraverso i fatti e gli eventi che non dipendono dalla nostra volontà. (…). Tutto quello che avviene in noi e attorno a noi contiene l’azione divina. Essa si manifesta in tutto ciò che Egli per il nostro bene ci toglie. Dio può sottrarci la salute e la vita; può privarci delle ricchezze, della reputazione e degli onori a cui aspiriamo; può toglierci gli affetti più cari: tutto, eccetto la speranza che sempre possiamo e dobbiamo nutrire in Lui. La volontà di beneplacito è dunque quella che dobbiamo riconoscere nelle avversità, nelle prosperità e in tutti gli avvenimenti che accadono in noi e fuori di noi, senza dipendere da noi. Le parole di san Paolo: ‘per chi ama Dio tutte le cose cooperano al bene.’ (Romani 8,28), ne riassumono il significato” (R.de Mattei, Breve Trattato della Divina Provvidenza, Roma 2022, p.116).
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