13 agosto 1956 nacque il bomber Bruno Giordano… altro che Giordano Bruno!

Per l’occasione offriamo un  capitolo del testo Il Catechismo del Pallone (edizioni Mimep Docete) di Corrado Gnerre, Guida Nazionale del C3S

Come ho detto nell’introduzione, questo libro nasce per fatica e per esperienza; per fatica, perché è il frutto di anni e anni di insegnamento della Religione Cattolica nei Licei; per esperienza, perché da questa prolungata attività ho capito quali siano gli argomenti più decisivi e quelli meno.

Diciamocelo francamente, quando s’insegna Religione cattolica e lo si fa con un taglio ovviamente culturale (si è nelle scuole) ma anche opportunamente apologetico, gira e rigira gli argomenti più scottanti sono quelli della presenza della Chiesa nella storia: perché il processo a Galilei? perché l’Inquisizione? perché le Crociate? perché Giordano Bruno?.. e via di questo passo. Ora, disdegnare tali interrogativi, evitarli alla maniera del più talentuoso dribblomane o del più esperto sciatore di slalom è di fatto comunicare agli alunni: non vi rispondo perché non so rispondere. Il che è una sconfitta bella e buona: una sorta di Corea del Nord dei Mondiali del 1966 in versione IRC, cioè Insegnamento di Religione Cattolica: l’Italia dei Mazzola e dei Bulgarelli sconfitta dal del dentista, in realtà era professore di educazione fisica, Pak-doo-ik.

Mi addentro in un esempio. Come ho già detto, tra i vari argomenti che solitamente sono utilizzati per attaccare la storia della Chiesa vi è quello di Giordano Bruno, un filosofo arso sul rogo nell’anno 1600 per decisione dell’Inquisizione romana. Per volere del primo sindaco Nathan, massone, fu scolpita una statua che lo raffigurasse e posta a sfregio dinanzi al Palazzo del Sant’Uffizio. Successivamente la statua fu spostata a Campo dei Fiori dove attualmente si trova.

Bruno, come filosofo, non valeva un granché. Si tratta piuttosto di un minore che è stato utilizzato strumentalmente dai nemici della Chiesa e reso una sorta di martire del libero pensiero contro il sedicente (molto sedicente) oscurantismo clericale.

In realtà, come è ormai ampiamente dimostrato, Bruno non fu ucciso per le sue idee. Lo attesta molto bene un famoso storico di estrazione laicista e azionista (quindi al di sopra di ogni sospetto) qual è stato il torinese Luigi Firpo. Chi vuole può ampiamente documentarsi con questi testi: Luigi Firpo, Il processo di Giordano Bruno, Salerno Edizioni e Matteo D’Amico, Giordano Bruno. Avventure e misteri del grande mago nell’Europa del Cinquecento, Piemme.

Ma vediamo quali sono i punti più caratterizzanti il suo pensiero. Primo: il monismo panteista. Ovvero: tutta la realtà sarebbe espressione di un unico essere impersonale e quindi ogni differenza sarebbe solo illusoria. Secondo: l’affermazione che la vera religione non sarebbe quella conosciuta da tutti, bensì un’altra, nascosta e conoscibile da pochi. Terzo: il disprezzo per il popolo e per i semplici. Se la vera religione può essere conosciuta solo da un’élite, va da sé che la massa è solo inutile ed ignorante.

Idee che (non ci vuole molto per capirle) tanto belle non sono. E così quando solitamente parlo di Bruno ai miei studenti ci piazzo sempre questo finale: Giordano Bruno?.. Meglio Bruno Giordano!  E aggiungo: Un tiro da fuori aria di Bruno Giordano aveva un valore ontologicamente superiore ad un’affermazione filosofica di Giordano Bruno. Solitamente mi fermo qui anche perché in quelle sedi non è il caso continuare su questa falsariga. Ma poiché sto facendo un “catechismo” per appassionati del gioco più bello del mondo, allora posso spiegare che cosa intendo dire con le affermazioni di cui sopra.

L’ontologia è lo studio dell’essere. Quando si parla di essere nel senso autentico del termine s’intende ciò che esiste e che si pone come reale dinanzi al proprio pensiero e non come frutto del pensiero stesso. Un esempio: un conto è mettersi dinanzi ad una fumante pizza fatta dal miglior pizzaiolo di Napoli; altro è immaginare che dinanzi a sé ci sia una pizza fumante senza che davvero ci sia. Fuori di esempio: un conto è l’essere che c’è, altro è l’essere che non c’è. Può sembrare un gioco di parole ma non è così. Lo studio dell’essere (cioè l’ontologia) è possibile solo se l’essere esiste … altrimenti è come studiare qualcosa che non c’è, ovvero avere fame e cercare di mangiare una pizza che non esiste.

Torniamo alla frase da cui sono partito: Un tiro da fuori aria di Bruno Giordano aveva un valore ontologicamente superiore ad un’affermazione filosofica di Giordano Bruno. In Bruno (il filosofo) non è possibile lo studio dell’essere perché egli afferma che non ci sarebbe vera differenza tra le realtà poiché queste (le realtà) sarebbero solo varie espressioni di un’unica sostanza. La prospettiva di Bruno è una sorta d’indistinzione, dove nulla si può distinguere ma tutto si disperderebbe come in una sorta di gigantesco frappé in cui i frutti che sono stati utilizzati per farlo non possono essere più riconosciuti e distinti perché ormai definitivamente frullati.

Ora – qualora fosse possibile – andate a dire ai portieri di quelle squadre che fronteggiavano Bruno Giordano e compagni che era pressoché inutile costringere le difese a marcare quel centravanti perché i suoi tiri in porta non si distinguevano dai suoi passaggi e viceversa. Vi guarderebbero in faccia senza dire nulla … perché col pensiero hanno già commentato la vostra affermazione. Un tiro da fuori area di Bruno Giordano partiva improvvisamente dal suo piede, non deviava di un millimetro e spesso s’insaccava dove doveva insaccarsi. Un tiro di Bruno Giordano era una cosa vera e frequentemente se ne accorgevano quegli avversari che vi si frapponevano: altro che indistinto bruniano, un dolore del genere si distingueva eccome.

La seconda caratteristica di Bruno è l’affermazione che la vera religione non sia conoscibile da tutti, bensì nascosta e conoscibile da pochi. E anche per questa convinzione possiamo utilizzare Bruno Giordano come demolitore di una simile sciocchezza. Giordano (il centravanti) fu attaccante-attaccante, nessun dubbio a riguardo. Non fu un centravanti puro nel senso più tradizionale del termine; anzi era cresciuto come centrocampista avanzato, ma che fosse un attaccante non lo si poteva negare. I suoi gol erano di una chiarezza sublime. Non c’era possibilità che non fossero riconosciuti e ammirati da tutti. Altro che esoterismo occulto!

La terza caratteristica della filosofia di Bruno è il disprezzo per il popolo e per i semplici. Se la vera religione è solo quella che è nascosta, essa può essere conosciuta solo da una élite. Giordano Bruno – come ogni calciatore che si rispetti – giocava non per un’élite ma per tutti. Il suo desiderio era di far esultare le gradinate: non solo la tribuna, ma anche e soprattutto la Nord (la mitica curva dei tifosi laziali). Altro che disprezzo per il popolo!

Quando poi andò a Napoli, e con Maradona e Carnevale formò il tridente delle meraviglie, per il popolo giocò e per il popolo vinse.

Insomma, meglio Bruno Giordano… che Giordano Bruno.

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