L’8 novembre 1942 nacque Sandro Mazzola: facciamo un po’ di apologetica con il suo modo di giocare

Da Il Catechismo del Pallone di Corrado Gnerre, edizioni Mimep Docete


 Dice il Catechismo di San Pio X: Che cosa è la Sapienza? La Sapienza è un dono col quale noi alzando la mente da queste cose terrene e fragili, contempliamo le eterne, cioè l’eterna Verità che è Dio, gustando ed amando Lui, nel quale consiste ogni nostro bene.

La sapienza è un dono che dà una conoscenza di Dio, e in Dio fa apprezzare anche le cose create nel loro giusto valore. Conoscendo Dio, gustiamo le cose divine e abbiamo ancora più amore per Dio stesso.

Nel titolo di questo paragrafo leggiamo il nome di Sandro Mazzola (classe 1942). Perché Mazzola? Qualcuno – a cui piace più il rossonero che il neroazzurro- potrebbe chiedere: perché non Rivera? D’altronde era quest’ultimo che faceva girare la palla senza girare tanto lui per il rettangolo di gioco, era lui che indovinava il passaggino che metteva l’attaccante dinanzi alla porta, e quest’ultimo era “costretto” solo ad appoggiare in rete. E invece insisto su Sandrino Mazzola.

Diciamocela tutta: anche Mazzola era capace di fare ciò che faceva Rivera … e in più aveva qualcos’altro: lo scatto, la dinamicità, un’accelerazione che inchiodava qualsiasi difensore.

La sapienza non è la conoscenza fine a se stessa, ma la conoscenza che serve a far vivere, cioè che serve a raggiungere il vero senza il quale la vita non è vita. La sapienza in un certo qual modo è una conoscenza indirizzata alla vita, al dinamismo. San Bernardo di Chiaravalle (siamo ai vertici della mistica medioevale, precisamente nel XII secolo) dice: Che cosa ci insegnano gli Apostoli? Non già a leggere Platone, né a volgere e a rivolgere le sottigliezze di Aristotele; non già ad apprendere sempre, senza mai pervenire alla Verità: essi ci hanno insegnato a vivere. Credete che sia una piccola cosa saper vivere? E’ una grande cosa; è, anzi, la cosa più grande?

Il “saper vivere” è ovviamente il sapere perché si vive, e quindi il conoscere qual è il vero senso della vita: per cosa e per chi vale la pena vivere.

A che serve conoscere tanto, se non si conosce il senso della vita. Il vero sapiente non deve solo saper insegnare, deve lui stesso saper vivere. Non basta fare accademia, anzi l’accademia fine a se stessa non serve. Occorre spendersi, occorre esser capaci di saper stare nell’avventura della vita …come l’intelligente gioco del longilineo Mazzola capace di “leggere” la tattica come nessuno, ma anche capace di correre e di trovarsi quasi in ogni parte del campo.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri  

 


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