da fsspx.news.it
Il Consiglio d’Europa ha appena creato un gruppo di lavoro incaricato di considerare un’evoluzione dell’articolo 13 della Convenzione di Oviedo, un testo che vieta le modifiche del genoma umano a livello europeo.
Promulgata nell’aprile 1997, la Convenzione di Oviedo è il primo strumento giuridico internazionale che protegge gli esseri umani contro qualsiasi abuso del progresso biologico e medico.
Sviluppata negli anni ’90, la Convenzione è in vigore in 29 dei 47 paesi membri del Consiglio d’Europa.
In particolare, vieta la creazione di embrioni umani a fini di ricerca e, nei paesi in cui tale ricerca è consentita dalla legge, richiede un’adeguata protezione dell’embrione.
L’articolo 13 di tale convenzione recita: “Interventi sul genoma umano. Un intervento volto a modificare il genoma umano può essere intrapreso solo per ragioni preventive, diagnostiche o terapeutiche e solo se non ha lo scopo di introdurre una modifica nel genoma della prole.”
Ma, nel corso del progresso scientifico, il testo che, seppur imperfetto, costituisce una delle ultime garanzie contro la manipolazione genetica, è diventato vincolante per gli apprendisti stregoni del genoma umano, soprattutto dall’arrivo della tecnica CRISPR/Cas9, un “paio di forbici” genetiche le cui numerose applicazioni hanno di che far rizzare i capelli.
Una modifica diretta della Convenzione di Oviedo non sembra possibile: il testo, essendo frutto di negoziati, deve essere ratificato da tutti gli Stati membri. È difficile immaginare che la Polonia o l’Ungheria diano la loro approvazione alla manipolazione genetica.
Una prima opzione sarebbe quella di inserire un protocollo aggiuntivo: ma questa soluzione è stata rifiutata. Per questo, all’inizio di giugno, il Comitato per la bioetica del Consiglio d’Europa ha confermato “che non c’erano le condizioni per un emendamento all’articolo 13.”
Ma il Consiglio sembra aver trovato il modo di aggirare la difficoltà, istituendo un gruppo di lavoro che dovrà “chiarire” il testo, in particolare sui termini “preventivo, diagnostico o terapeutico”, per distinguere l’aspetto di “ricerca”, dell’aspetto di “applicazione clinica” dei risultati.
L’obiettivo è conciliare il rispetto dell’articolo 13 e la ricerca sull’embrione umano, autorizzata in molti Stati firmatari. Conciliare o bypassare? Le “precisazioni” lascerebbero la possibilità di modificare il genoma embrionale umano “per la ricerca”, cioè senza che vengano impiantati, ma distrutti al 14° giorno di sviluppo. Una linea rossa che i deputati francesi hanno già attraversato con il disegno di legge sulla bioetica.
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