Vi sono dei casi in cui deve essere lecito mentire. Per esempio quando volontariamente e per salvare la vita ad un innocente, do false informazioni a chi vuole fare del male a quell’innocente; quando, in guerra, do false informazioni al nemico per confonderlo; quando un agente delle forze dell’ordine, infiltrato in una banda di malfattori, dà false informazioni ai finti sodali al fine di farli catturare.
La sua precisazione è valida solo parzialmente. Ribadiamo che le bugie non possono essere mai dette in ogni situazione, altrimenti il principio secondo cui un fine buono giustificherebbe un mezzo illecito dovrebbe essere esteso in qualsiasi campo, il che sarebbe pericolosissimo. Gli esempi che lei ha fatto sono veri, ma non si tratterebbe in questo caso di bugie, bensì di riserve mentali o -come si dice in teologia morale- di restrizioni mentali. Per esempio: se a casa mia si rifugia un povero disgraziato che è minacciato di morte e coloro che lo minacciano bussano e mi chiedono se il poveretto è in casa, io posso e debbo dire “no”, ma nella mia mente devo aggiungere “…non è in casa per essere ucciso da voi…”. Non si tratta di un sofisma, ma di un principio molto importante, che non legittima il principio del fine che giustificherebbe i mezzi, ma nello stesso tempo fa essere attenti alla realtà delle cose.
Vi sono dei casi in cui deve essere lecito mentire. Per esempio quando volontariamente e per salvare la vita ad un innocente, do false informazioni a chi vuole fare del male a quell’innocente; quando, in guerra, do false informazioni al nemico per confonderlo; quando un agente delle forze dell’ordine, infiltrato in una banda di malfattori, dà false informazioni ai finti sodali al fine di farli catturare.
La sua precisazione è valida solo parzialmente. Ribadiamo che le bugie non possono essere mai dette in ogni situazione, altrimenti il principio secondo cui un fine buono giustificherebbe un mezzo illecito dovrebbe essere esteso in qualsiasi campo, il che sarebbe pericolosissimo. Gli esempi che lei ha fatto sono veri, ma non si tratterebbe in questo caso di bugie, bensì di riserve mentali o -come si dice in teologia morale- di restrizioni mentali. Per esempio: se a casa mia si rifugia un povero disgraziato che è minacciato di morte e coloro che lo minacciano bussano e mi chiedono se il poveretto è in casa, io posso e debbo dire “no”, ma nella mia mente devo aggiungere “…non è in casa per essere ucciso da voi…”. Non si tratta di un sofisma, ma di un principio molto importante, che non legittima il principio del fine che giustificherebbe i mezzi, ma nello stesso tempo fa essere attenti alla realtà delle cose.